Furti in casa nella Bassa sgominata banda albanese

Scorribande estese nell’Udinese, nel Pordenonese e nel Veneto orientale A Buja la base logistica. Tre sono in carcere. Altrettanti solo denunciati
Di Alessandra Ceschia
Palmanova 26 settembre 2012 caserma cc Copyright Petrussi pressTurco
Palmanova 26 settembre 2012 caserma cc Copyright Petrussi pressTurco

UDINE. Nome in codice “Miri”, “Cioba”, “Ledi” e “Bruna”, tanto per gradire. Specialisti nell’arte di fare irruzione nelle case e di arraffare gioielli, soldi e argenteria con auto che poi usavano per spostarsi e mettere a segno un nuovo colpo. Le scorribande non conoscevano confini: sono partite dalla Bassa per spostarsi nell’hinterland udinese, nel Pordenonese e nel Veneto orientale. Poi hanno cominciato a colpire in Lombardia e in Emilia. Ladri seriali che sembravano inarrestabili. Almeno fino a quando le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine comandati dal capitano Fabio Pasquariello, non hanno portato all’individuazione dei componenti della banda che aveva base logistica a Buja: tre di loro ora sono in carcere, altri tre sono denunciati a piede libero. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari Paolo Alessio Vernì su richiesta del sostituto procuratore Maria Caterina Pace, sono state notificate venerdì a Ermir Hysa, detto “Miri”, cittadino albanese di 26 anni detenuto al carcere di San Vittore a Milano, e a Edi Cobra dello “Cioba” di 22 anni, anche lui albanese ora nel carcere di Cremona. Denunciati gli altri componenti della banda, si tratta di Besjan Hysa 26 anni, albanese residente a Buja, cugino di Ermir e già arrestato dai carabinieri di Udine nell’ottobre scorso in ordine ai primi furti, un ragazzo di 20 anni (E.H. le sue iniziali) al secolo “Ledi”, anche lui albanese residente a Buja, una giovane albanese di 24 anni (B.B.) soprannominata “Bruna” e una romena di 26 anni (A.P.B.). Mesi di indagini hanno condotto gli inquirenti a un gruppo di soggetti, che avevano una base logistica a Buja, al quale vengono attribuiti parecchi furti nelle abitazioni in tutto il Friuli e la ricettazione di numerosi veicoli. A partire dal luglio scorso il numero dei furti in villa in provincia nelle ore notturne è andato aumentando, da Pozzuolo a Campoformido, da Ruda a Reana, da Povoletto e Remanzacco e a Pasian di Prato, fino a Quarto d’Altino e San Donà di Piave e al Pordenonese.

Colpi messi a segno con lo stesso modus operandi. Così è iniziato il lavoro di indagine da parte dei carabinieri supportato, sottolinea il capitano Pasquariello, «dalle testimonianze e dal prezioso contributo della popolazione». Un’attività cui è stata impressa una svolta a ottobre, quando l’attenzione degli inquirenti si è appuntata su una possibile base logistica nei dintorni di Udine e su un’auto Audi Q5 rubata a San Stino di Livenza. Controlli a tappeto e posti di blocco nei pressi dei caselli autostradali hanno portato a individuare l’auto al casello di Udine sud. Un inseguimento e un successivo blitz dei carabinieri ha permesso di sottoporre a fermo il conducente del veicolo, Bejan Heisa, residente a Buja, mentre altri tre passeggeri sono riusciti a dileguarsi. Intorno all’appartamento di Bejan Heisa, dove sono stati trovati arnesi da scasso e oggetti di provenienza furtiva, ruotavano i traffici della banda, che si muoveva fra Veneto Orientale e Friuli. Seguendo le tracce dei tre fuggitivi i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, in collaborazione con i colleghi milanesi, hanno fatto irruzione in un appartamento a Milano dove, dopo il blitz dei carabinieri a Buja, era stata spostata la sede del covo. Sono spuntati gioielli e un’auto frutto degli ultimi colpi. Debellata la banda e concluse le attività investigative, venerdì è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare.

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