Furti in casa nella Bassa sgominata banda albanese

UDINE. Nome in codice “Miri”, “Cioba”, “Ledi” e “Bruna”, tanto per gradire. Specialisti nell’arte di fare irruzione nelle case e di arraffare gioielli, soldi e argenteria con auto che poi usavano per spostarsi e mettere a segno un nuovo colpo. Le scorribande non conoscevano confini: sono partite dalla Bassa per spostarsi nell’hinterland udinese, nel Pordenonese e nel Veneto orientale. Poi hanno cominciato a colpire in Lombardia e in Emilia. Ladri seriali che sembravano inarrestabili. Almeno fino a quando le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine comandati dal capitano Fabio Pasquariello, non hanno portato all’individuazione dei componenti della banda che aveva base logistica a Buja: tre di loro ora sono in carcere, altri tre sono denunciati a piede libero. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari Paolo Alessio Vernì su richiesta del sostituto procuratore Maria Caterina Pace, sono state notificate venerdì a Ermir Hysa, detto “Miri”, cittadino albanese di 26 anni detenuto al carcere di San Vittore a Milano, e a Edi Cobra dello “Cioba” di 22 anni, anche lui albanese ora nel carcere di Cremona. Denunciati gli altri componenti della banda, si tratta di Besjan Hysa 26 anni, albanese residente a Buja, cugino di Ermir e già arrestato dai carabinieri di Udine nell’ottobre scorso in ordine ai primi furti, un ragazzo di 20 anni (E.H. le sue iniziali) al secolo “Ledi”, anche lui albanese residente a Buja, una giovane albanese di 24 anni (B.B.) soprannominata “Bruna” e una romena di 26 anni (A.P.B.). Mesi di indagini hanno condotto gli inquirenti a un gruppo di soggetti, che avevano una base logistica a Buja, al quale vengono attribuiti parecchi furti nelle abitazioni in tutto il Friuli e la ricettazione di numerosi veicoli. A partire dal luglio scorso il numero dei furti in villa in provincia nelle ore notturne è andato aumentando, da Pozzuolo a Campoformido, da Ruda a Reana, da Povoletto e Remanzacco e a Pasian di Prato, fino a Quarto d’Altino e San Donà di Piave e al Pordenonese.
Colpi messi a segno con lo stesso modus operandi. Così è iniziato il lavoro di indagine da parte dei carabinieri supportato, sottolinea il capitano Pasquariello, «dalle testimonianze e dal prezioso contributo della popolazione». Un’attività cui è stata impressa una svolta a ottobre, quando l’attenzione degli inquirenti si è appuntata su una possibile base logistica nei dintorni di Udine e su un’auto Audi Q5 rubata a San Stino di Livenza. Controlli a tappeto e posti di blocco nei pressi dei caselli autostradali hanno portato a individuare l’auto al casello di Udine sud. Un inseguimento e un successivo blitz dei carabinieri ha permesso di sottoporre a fermo il conducente del veicolo, Bejan Heisa, residente a Buja, mentre altri tre passeggeri sono riusciti a dileguarsi. Intorno all’appartamento di Bejan Heisa, dove sono stati trovati arnesi da scasso e oggetti di provenienza furtiva, ruotavano i traffici della banda, che si muoveva fra Veneto Orientale e Friuli. Seguendo le tracce dei tre fuggitivi i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, in collaborazione con i colleghi milanesi, hanno fatto irruzione in un appartamento a Milano dove, dopo il blitz dei carabinieri a Buja, era stata spostata la sede del covo. Sono spuntati gioielli e un’auto frutto degli ultimi colpi. Debellata la banda e concluse le attività investigative, venerdì è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare.
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