Furti nelle ville: fermati otto stranieri sospetti

Un gruppo con tre minori è stato inseguito dai carabinieri a Basovizza, l’altro intercettato a Cernizza
di Maddalena Rebecca


Comincia a stringersi il cerchio attorno ai componenti della «banda delle ville», il gruppo di ladri professionisti che ormai da mesi toglie il sonno ai residenti dell’altipiano. Negli ultimi giorni i carabinieri hanno intercettato sulle strade del Carso otto cittadini stranieri, cinque albanesi e tre kosovari di etnia albanese, fortemente sospettati di avere a che fare con la sequenza di furti messi a segno di recente.


Nessuno di loro è stato «beccato» in flagrante, ma la convinzione degli uomini dell’Arma è che stessero effettuando dei sopralluoghi o, peggio, che si preparassero ad entrare in azione di lì a breve. Con ogni probabilità stavano studiando qualche nuovo bersaglio anche i cinque giovani di età compresa tra i 16 e i 23 anni sorpresi l’altra notte a Basovizza. Il gruppetto si aggirava a piedi in pieno centro e, attorno alle 3.30, è stato intercettato all’altezza della chiesa dalle pattuglie dei carabinieri della stazione di Basovizza e di quelli della compagnia di Aurisina, impegnati da tempo nell’attività di controllo del territorio rafforzata proprio per contrastare il fenomeno dei furti in villa.


Alla vista dei militari, i cinque albanesi hanno immediatamente tentato di nascondersi dietro ad un muretto. Una mossa piuttosto ingenua che non ha però ottenuto il risultato sperato. Gli uomini, insospettiti dal movimento, hanno infatti raggiunto il nascondiglio e individuato i ragazzi che, in un ultimo tentativo di fuga, hanno iniziato a correre. Quattro sono stati raggiunti immediatamente, mentre un quinto, evidentemente più veloce, è riuscito ad allontanarsi sulla strada che porta a Gropada. Dopo un breve inseguimento, i carabinieri sono comunque riusciti a bloccare il giovane, fermandolo dopo un tratto di circa 600 metri. Gli accertamenti successivi hanno permesso di identificare i componenti del gruppo. Due sono maggiorenni, uno dell’84 e l’altro dell’81, mentre gli altri tre sono risultati minorenni, classe ’90 e ’91, e non in regola con i permessi di soggiorno. I più giovani sono stati quindi trasferiti in un centro d’accoglienza per minori. Per i più grandi, invece, è scattato la denuncia a piede libero con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.


Di fronte ai militari, infatti, i tre minorenni hanno cercato di difendersi sostenendo di essere dei «semplici» clandestini, non coinvolti in alcun progetto di furto. La sensazione degli investigatori, al contrario, è che siano stati in qualche modo assoldati per mettere a segno nuovi colpi. Non a caso i due maggiorenni del gruppo provengono proprio dal Veneto, terra in cui sembrano aver installato la loro base logistica gli autori - sempre cittadini dell’Est -, dei tanti colpi eseguiti di recente nel Nord-Est, in Emilia Romagna e in Toscana. Prova delle dimensioni nazionali, e non semplicemente triestine, del fenomeno della rapine in villa e, di conseguenza, della difficoltà di arrestare i responsabili.


«Questa è gente che percorre ogni volta centinaia di chilometri per colpire le zone considerate più appetibili - riferisce un investigatore -. Stanno magari una settimana in Veneto per poi raggiungere la Toscana. Quando in una certa zona la guardia si alza, si spostano e cambiano completamente territorio. Anche il Carso, evidentemente, è considerato un buon terreno di conquista. Da Sistiana o da Basovizza il raccordo autostradale è vicino e consente di fuggire comodamente. Rintracciare i componenti della banda, quindi, non è affatto semplice».


Stavano probabilmente svolgendo un sopralluogo anche gli altri tre albanesi intercettati lo scorso week end attorno alle 23 tra Sistiana e Cernizza. In questo caso il gruppetto non era a piedi, bensì in auto. Ed è stato proprio un residente, insospettito da quella macchina che da mezz’ora percorreva lo stesso tratto della Strada provinciale 1, a far scattare l’intervento dei carabinieri. Sono stati così identificati i tre passeggeri, tutti kosovari di etnia albanese. Due sono operai residenti nel goriziano ma in continuo contatto per lavoro, guarda caso, proprio con il Veneto. Il terzo, invece, è risultato irregolarmente in Italia ed è stato arrestato per non aver rispettato il precedente decreto di espulsione.

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