Già due giovani vite spezzate in pochi giorni E una terza sta lottando

Sensibilizzazione e formazione alla sicurezza fin dai “primi passi” sulle due ruote, controlli tecnici accurati specie dopo il “letargo” invernale, al termine del quale la primavera riporta di norma sulle strade scooter e moto di media e grossa cilindrata. Sono questi i fattori che condizionano - in parte - il quadro degli incidenti stradali, nella fattispecie quelli coinvolgenti le “due ruote”. Un quadro fattosi particolarmente drammatico in meno di una settimana qui a Trieste, con due morti, una persona che lotta aggrappata alla vita da mercoledì e un quarto centauro rimasto ferito proprio ieri pomeriggio, che se l’è cavata con una frattura.
Lo conferma anche Claudio Birri, ex presidente del Motoclub Trieste, istruttore federale e attuale delegato provinciale della Federazione motociclistica italiana (Fmi). «È inutile girarci sopra - esordisce -: in generale solo la sensibilizzazione dei ragazzi ai rischi della strada e di quelli potenziali connessi all’uso di motocicli, insieme a una buona istruzione tecnica, può dare risultati significativi». E cita il caso di Treviso, da molti anni all’avanguardia nel campo della sicurezza dei “centauri”, specie giovani.
«Nella fascia dai 14 ai 18 anni - spiega Birri - in 20 anni di corsi, lezioni e altre iniziative legati alla sicurezza, in fatto d’incidenti, l’incidenza è calata dal 20 allo 0%». Poi certo contano altri fattori, dalla manutenzione (esclusa nel caso dello schianto sulla Costiera) del mezzo («chi controlla la pressione pneumatici con la dovuta frequenza?», osserva l’istruttore) fino alla stretta osservanza del Codice della strada. Senza contare il comportamento di altri utenti della strada. Proprio a Trieste, tuttavia, da un anno è operativo nella Valle delle Noghere un potenziale “antidoto”: il Centro di formazione motociclistica Parlotti, della Fmi, e gestito senza fini di lucro dal Motoclub stesso. «Organizza - spiega Birri - anche con il contributo della Provincia lezioni sulla sicurezza e corsi, rivolti specie alle scuole medie, i cui studenti sono in “età da motorino”. È bene partire subito col piede giusto: l’educazione, anche quella stradale, s’impara da piccoli».
Sulla pagina Facebook de Il Piccolo intanto è nato un dibattito sulla sicurezza stradale. A chi imputava alla mancanza di abilità di guida la causa degli incidenti, ha risposto Iviana Zadnik, la madre di Brian Flora: «Mio figlio aveva già prima una moto per due anni e, credetemi, sapeva il fatto suo riguardo alla guida ed alle protezioni che doveva usare quando andava in moto. In piena estate girava con il giubbotto con le protezioni ed il casco integrale. Sapeva dove poteva correre o meno. Purtroppo non sappiamo cosa sia successo. Sicuramente non l’alta velocità. Aspettiamo la perizia sulla moto o, se eventualmente gli hanno fatto l'autopsia, l'esito di questa». In queste ore, nel frattempo, sta sempre lottando fra la vita e la morte Giuliana Zanella, la fidanzata di Brian, ricoverata all’ospedale di Cattinara in seguito ai gravissimi traumi riportati nell’incidente in Costiera.(p.p.g. e g.tom.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








