Le lacrime del sindaco per la morte dell’assessore Giorgio Rossi: «Il mio migliore amico»
Il dolore di Dipiazza: «Insieme abbiamo fatto la Grande viabilità e le Rive. A volte mi faceva arrabbiare, ma poi era subito pace. Per me era un fratello». Fedriga: «Ha dato un contributo fondamentale alla crescita culturale e sociale»

«È il mio migliore amico. Gli voglio tanto bene. Non lo dimenticherò mai». Roberto Dipiazza fa fatica a parlare. Il nome di Giorgio, il suo amico Giorgio, gli si ferma in gola, nella voce rotta dalle lacrime. Il dolore e lo smarrimento di non poter più chiamare quel numero che chiamava ogni mattina, da quasi trent’anni. «Con lui abbiamo fatto la Grande viabilità, le Rive, ma soprattutto tante discussioni... Qualche volta mi faceva arrabbiare, ma mai sul serio, e sempre facendo subito pace. Era il mio migliore amico, un fratello», sussurra il sindaco. «Gli voglio tanto bene, non lo dimenticherò mai».
La notizia della scomparsa di Rossi coglie tutti sgomenti. I politici, i colleghi, gli amici, gli avversari. I dipendenti del Comune, abituati a trovarlo già alla sua scrivania quando arrivavano in ufficio. I cittadini che non seguono la politica, ma ricordano l’assessore per la sua cultura, la sua risposta impertinente, il suo amore per la città.
«Con la morte di Giorgio Rossi, la città di Trieste e l’intera Regione perdono un amministratore appassionato e un punto di riferimento per la comunità», così il presidente Massimiliano Fedriga, che a nome di tutta la giunta regionale esprime «le più sentite condoglianze, ricordando il contributo fondamentale che ha saputo dare alla crescita culturale e sociale del nostro territorio».
Sandra Savino è senza parole. «Ci siamo sentiti fino all’altro giorno, pieno di progetti e idee: mi diceva “pensiamo alla nostra Trieste”, di tenere sempre davanti l’obiettivo», racconta la forzista, collega di giunta per anni.
L’assessore Michele Babuder lo ricorda come un «leone affettuoso, forte, schietto e impetuoso, ma con un cuore grande e una sincera attenzione per gli altri: anche ieri, al telefono, era attento e interessato ai temi del dibattito pubblico e amorevolmente presente per le questioni personali».
«Un uomo forte, determinato e sempre animato da una grande voglia di fare», aggiunge la collega Caterina de Gavardo, omaggiando quei «25 anni in cui ha servito la città con impegno, dedizione e senso del dovere». «Stavamo lavorando insieme a progetti importanti, pensati per il futuro della città, con lo sguardo oltre il presente: ci lascia una bella persona, un amico sincero e un amministratore appassionato», scrive l’assessore regionale Fabio Scoccimarro. «Molto colpito» è il presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca, collega della Lista Dipiazza: «Fino a ieri abbiamo parlato del futuro, della prossima cosa da fare insieme».
«Un amico e guida che mi dispensava consigli e infondeva entusiasmo per Trieste e per come migliorarla: custodirò i suoi insegnamenti», lo ricorda il segretario di Fi Alberto Polacco, mentre il presidente della Cciaa Antonio Paoletti ricorda come «da oltre 20 anni abbiamo collaborato e condiviso molte sfide per far crescere Trieste: abbiamo perso un signore della politica e una persona di parola». «Mi mancheranno le tue urla, i nostri caffè, la guida fraterna che superava le posizioni politiche e trovava la sua concretezza nell’amore di una amicizia profonda», scrive l’ex assessore Carlo Grilli: «Buon viaggio amico mio, e non sgridare il Padreterno!».
Destra o sinistra a lui non importava, era al di fuori di ogni luogo comune della politica: se aveva da criticare criticava, se provava stima lo riconosceva con onestà. «Simpatia e umanità: al di là delle vicende politiche ne ho apprezzato la schiettezza, la correttezza e la determinazione, la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona», così la deputata Pd Debora Serracchiani, mentre la segretaria regionale dem Caterina Conti ne condivide il «ricordo, anche da avversario, come un grande lavoratore, pieno di vitalità nelle imprese che affrontava, la sua energia lo ha accompagnato in tutte le sue esperienze».
«Non arrivava da una storia politica ma era un politico vero: pragmatico e diretto, sapeva andare oltre gli schieramenti e dialogare per il bene di Trieste», commenta il gruppo comunale e provinciale dei dem. «Un uomo con le sue idee ma con cui è sempre stato possibile dialogare: riconosceva come nella diversità anche profonda di opinioni ci si potesse ritrovare nell’amore per la città e nella ricerca del bene comune», così l’ex sindaco Roberto Cosolini
«Prendevi la politica sul serio ma sempre con la leggerezza e la “saggezza” di chi sa che la vita e le relazioni con le persone sono più importanti delle polemiche e delle divisioni», scrive il dem Francesco Russo, ricordando come «era praticamente impossibile considerarti avversario: per la tua disponibilità al confronto e all’ascolto e per la tua capacità di metterti in discussione anche se questo ti rendeva “eccentrico” perfino per la tua coalizione». «Una persona appassionata, cortese, affettuosa, curiosa, caratteristiche tutte sempre più rare in politica», scrive Riccardo Laterza di Adesso Trieste, ripercorrendo il suo rapporto con Rossi iniziato proprio con le lotte per i diritti dei museali, uno da una parte e uno dall’altra: «Mi mancheranno le sue pacche sulle spalle e i suoi abbracci che qualche volta, nel mezzo di una discussione, mi hanno preso alla sprovvista. Mi mancheranno i suoi schemini tracciati in forma di appunto durante le riunioni e alcuni voli pindarici dei quali era capace rispondendo a un’interrogazione in Aula».
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