Gorizia, bimbo picchiato dai genitori. Il pm ha chiesto 12 anni

Dodici anni di reclusione: questa è la richiesta che il pubblico ministero Valentina Bossi ha avanzato nei confronti di Marco Moratti e Cristin Nardon, accusati di aver malmenato il proprio figlioletto che all’epoca dei fatti, nel febbraio di tre anni fa, aveva appena 45 giorni. Il pubblico ministero ha escluso il tentato omicidio, che pure faceva parte del capo di imputazione, ma ha scelto l’altra ipotesi accusatoria, lesioni volontarie aggravate.
Il pubblico ministero ha messo sullo stesso piano di responsabilità entrambi i genitori. Se è vero, secondo l’accusa, che le gravi lesioni cerebrali al piccolo sono state causate dal padre Marco, alla madre va imputato un atteggiamento omissivo tanto che poteva prendere il figlio e portarlo via da quella casa se si era accorta che il suo compagno aveva nei confronti del piccolo un comportamento inadeguato. In cosa consisteva questo comportamento? Marco Moratti, per far tacere il figlioletto che piangeva, lo scuoteva, tenendolo a testa in giù. E proprio questo scuotimento, veloce e prolungato, la cosiddetta sindrome del bambino scosso, è stato a provocare al piccolo le gravissime lesioni che lo hanno causato danni cerebrali irreversibili come hanno riferito nel corso del dibattimento i medici che lo hanno curato.
È stata quella di ieri una lunga udienza, nell’ex corte d’assiste del tribunale, alla quale hanno assistito, silenziosi accanto ai loro difensori, Moratti e la Nardon. Nello spazio riservato al pubblico i genitori di Moratti e in aula anche il padre della Cristin, che si è costituito parte civile. E tra le parti civili è intervenuto l’avvocato Cechet, che tutela il bambino, che nel sostenere la responsabilità penale dei due imputati ha chiesto un risarcimento danni di 3 milioni di euro anche se - ha detto - non si può quantificare un’esistenza rovinata.
Richieste risarcitorie di un milione anche per le altre due parti civili - il padre della Nardon assistito dall’avvocato Compagnone e la madre tutelata dall’avvocato Montanari - i nonni materni del bimbo.
Il compito di smantellare la tesi del pm è toccata ai difensori del due imputati, Tofful e Russo per Moratti, e Benetti per la Nardon. Tofful e Russo puntano sull’accidentalità del fatto e quindi sulla mancanza del dolo nel comportamento del padre. L’avvocato Benetti ha tracciato un quadro in cui emerge l’amore con cui la Nardon accudiva il figlio e che non era a conoscenza delle violenze nè che le abbia accettate in modo passivo coprendo di fatto il comportamento del compagno. Al termine delle arringhe tutti e tre i legali hanno chiesto l’assoluzione dei due imputati.
La sentenza la si conoscerà solamente il 30 novembre. Ieri sera, erano quasi le 19.30, il collegio dei giudici (presidente Trotta, a latere Russo e Marani) ha deciso di aggiornare l’udienza per le repliche e la sentenza.
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