Gradiscani divisi sulla nuova scuola tra costi, logistica e un po’ di nostalgia

C’è chi antepone la sicurezza ai ricordi, chi guarda ai risparmi e chi ritiene insufficiente lo spazio per l’edificio da realizzare
Luigi Murciano

Luigi Murciano / Gradisca

Nessuna preclusione a priori, curiosità e qualche perplessità. La decisione dell’amministrazione comunale di Gradisca di battere una strada nuova per l’adeguamento antisismico della scuola primaria “Dante Alighieri” di via Garibaldi – ovvero la costruzione di un edificio ex novo sul retro dell’attuale e il successivo abbattimento di quello esistente – inizia seppur pigramente ad animare il dibattito fra i cittadini. Abbiamo provato a tastare il polso delle opinioni dei gradiscani. Iniziando dal più giovane interlocutore in cui ci siamo imbattuti, Lucas Donda. Che, pur sottolineando l’aspetto emotivo, comprende la scelta della giunta Tomasinsig: «Sono fra i pochi coetanei a seguire la politica, compresa quella locale – premette con sicurezza –. Certo che colpisce la scelta di demolire un edificio storico, dove risiedono i ricordi di diverse generazioni di cittadini. Ma è meglio avere una scuola sicura e moderna, per cui ce ne faremo una ragione. E se restaurare l’esistente è meno conveniente, la scelta è ancor più comprensibile». Dello stesso parere anche una mamma, Francesca Treppo. «A quanto comprendo, un adeguamento antisismico dell’edificio esistente converrebbe meno che una scuola nuova di zecca. A quel punto ben venga l’innovazione. E poi l’edificio attuale, pur validissimo, presentava qualche problema di spazi. Speriamo una nuova scuola possa essere ancora più moderna e funzionale». «Se c’è bisogno, si fa», è telegrafica Silvia Stanissa, fresca gradiscana. «Non ne avevo sentito parlare – ammette Pietro Paolo Miani – ma se oltre alla sicurezza miglioreranno anche gli spazi interni è lecito che se ne parli, per quanto siamo tutti affezionati alla vecchia scuola».

Riflette sull’aspetto finanziario Stefano Rosset: «Premesso che la sicurezza dei nostri bambini e ragazzi è un aspetto primario su cui non si discute, al massimo posso essere titubante, visto il difficile momento storico, sulle ingenti risorse che una ricostruzione con annesso abbattimento comporterebbe per la collettività. Mi chiedo se non ci fossero altre possibilità da valutare». Chiaro il riferimento alla vicina area dell’ex caserma Toti Bergamas, su cui si soffermano sia Matteo Menichino sia un residente che chiede gentilmente l’anonimato. «Ma i tecnici avranno valutato la soluzione più percorribile», afferma il primo, mentre il secondo – più perplesso – avanza dei dubbi. «Forse sulla Toti bisognava insistere di piu», dice aggiungendo: «Ora ci si imbarca in un’operazione logisticamente e finanziariamente molto complessa. Chi coprirà le ingenti spese? Con il calo demografico in atto ha senso una nuova scuola faraonica? Forse, come per i nidi, ha senso ormai ragionare in termini sovracomunali».

Le maggiori perplessità sono sintetizzate dalla posizione di Lucia Pontini, che in via Garibaldi ha insegnato per decenni e vive pure nelle immediate vicinanze. «Quell’edificio, per come era stato progettato dall’ingegner Urban, è estremamente solido: sarà molto difficile da demolire – assicura –. Non vorrei che i tecnici avessero sottovalutato questo problema. Quanto alla collocazione sul retro, lo spazio mi sembra estremamente ridotto: scelta rischiosa, se già l’edificio attuale presentava delle carenze di spazio. Terzo, l’impatto su viabilità e parcheggi. Mi domando se non si potesse insistere maggiormente per l’area della Toti Bergamas, quello sarebbe stato il percorso più virtuoso. La città si sarebbe riappropriata di un’area immensa e la vecchia scuola avrebbe potuto essere riutilizzata come casa delle associazioni e contenitore espositivo e per concerti, due tipologie di spazio che a Gradisca mancano completamente». —

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