Guerra del Terrano Zagabria tenta di mediare nell’Ue

POLA. Nella guerra del terrano che la Slovenia ha dichiarato alla Croazia è sceso in campo il ministro croato dell’Agricoltura Tihomir Jakovina, che comunque prima di indossare l'elmo e imbracciare il fucile intende risolvere il contenzioso al tavolo delle trattative. Lo ha dichiarato alla conferenza stampa convocata a Zagabria, annunciando che lunedì prossimo si recherà a Bruxelles, alla riunione del Consiglio dei ministri Ue. Avrò dapprima un incontro bilaterale con i rappresentanti dell’Italia e poi uno trilaterale con l’aggiunta della parte slovena ha spiegato, dicendo che il fine è quello di avviare l’iter per la tutela del terrano prodotto nei tre Paesi.
Se le controparti non dimostreranno la dovuta disponibilità, così ancora il ministro Jakovina, imbracceremo tutte le armi legali per la tutela del settore vinicolo croato. Tra l’altro Zagabria può impugnare l’ok della Commissione europea alla lista dei vini croati nella quale figura il terrano quale vino autoctono dell’Istria. E poi, non di poco conto il fatto che il terrano del Carso sloveno si ottiene dal vitigno del refosco. All'incontro stampa è intervenuto il noto produttore istriano Ivica Matosevi„, presidente dell’Unione vinicola presso la Camera di commercio nazionale, ribadendo che il ritiro del terrano dalla catena commerciale slovena Mercator sta provocando apprensione e preoccupazione tra i produttori della penisola. Per noi, ha spiegato, il terrano non è solo una questione di etichetta, ma anche di tradizione e di identità istriana.
Intanto il decreto del Ministero dell’agricoltura sloveno sul ritiro del terrano istriano dagli scaffali della Mercator sta causando problemi alla società J&B vina di Lubiana che lo ha piazzato in Slovenia. Stiamo subendo un notevole danno afferma Bianca Visintin della direzione aziendale, noi abbiamo già pagato l’Iva sul vino al momento dell’imporazione e c’è di mezzo anche il contratto d’affari con la Mercator. La signora Visintin afferma che in Istria il terrano si produce e si beve da sempre e propone alle parti in causa di sedersi al tavolo piuttosto che avviare battaglie legali. In Istria su 3000 ettari di vigneti il vitigno in parola è coltivato su 268 ettari. (p.r.)
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