Haq: «I tecnici hanno operato sempre nel rispetto delle leggi»

È «sereno» Rejaul Haq, presidente del Baitus-Salat. Quando viene contattato già sa dell’ordinanza del Consiglio di Stato. «Ci sarà un rallentamento del cantiere – spiega –, ma siamo tranquilli perché abbiamo sempre rispettato le regole. E non sono io a dirlo, ma i tecnici che lavorano per l’associazione. Ogni approfondimento che faranno i giudici a Roma sarà utile a chiarire che la nostra azione è stata corretta. La sentenza definitiva sarà in linea con quella del Tar, che già ci ha dato ragione». «Se per i lavori ci sarà da aspettare – prosegue – allora attenderemo. Fino a marzo non si farà nulla. Poi vedremo la sentenza e stabiliremo il da farsi». Ma la comunità islamica pensa di proseguire nel progetto di Aris? «Se una persona, con sacrifici, acquista una casa forse la butta via per degli intoppi in un iter? Non credo. I soldi spesi non possono essere buttati via così», replica Haq. E pure il legale Susanna Vito fa capire che, perfino nel peggiore degli esiti possibili, il passo successivo sarà quello di ripartire da capo con il procedimento. «Del resto un ente pubblico – conclude – non può precludere a un privato l’utilizzo di un suo bene».
Il sindaco Anna Cisint non intende parlare del futuro dell’immobile al civico 103 di via Primo Maggio «perché non è questo il tema odierno e non spetta a me dire quali passi deve intraprendere la proprietà». Riconduce pertanto la discussione nell’alveo della «correttezza amministrativa»: «Non è stata una scelta facile chiedere di bloccare i lavori, a riprova che il nostro operato non è stato di “facciata” – chiarisce la prima cittadina –: oggi la serietà nella disamina degli atti, da parte degli uffici di una pubblica amministrazione, viene soddisfatta. Un risultato insperato agli occhi di chi, come me, è un tecnico». Quanto alla destinazione dell’immobile: «Urbanisticamente è come dire metto uno stadio di calcio, che si presume richiami molte persone anche da fuori città, in una via ad alto scorrimento: io non lo farei. Ma non è questo il punto. L’amministrazione si è posta il problema del rispetto delle regole, che valgono per tutti indistintamente». –
Ti. Ca.
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