«Ho agito bene con la transazione-amianto»

Il sindaco torna sulla revoca della costituzione di parte civile in tribunale e rigetta le insinuazioni
Bonaventura Monfalcone-07.05.2015 Silvia Altran-Sindaco Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-07.05.2015 Silvia Altran-Sindaco Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Respinge le insinuazioni in aula e interviene nuovamente sulla vicenda della transazione tra Comune e Fincantieri, il sindaco Silvia Altran. «Per questioni di trasparenza e opportunità - esordisce in una nota - ho voluto informare l’Associazione esposti amianto della mia scelta prima di firmare la transazione. E non ho avuto da parte loro alcuna autorizzazione: mai mi sarei sognata di pretenderlo; e neppure l'espressione di disagio e la contrarietà degli associati». «Se queste ultime mi fossero state palesate avrei fatto un’altra scelta? Forse sì - prosegue -, sull'onda dell'emotività che ovviamente questo tema porta con sè; ma oggi più che mai sono convinta che sarebbe stata una strada sbagliata».

«Oggi infatti - chiarisce - dopo aver approfondito con l’Università di Trieste i termini del possibile progetto da realizzare, e che al più presto illustreremo, sono convinta che aver chiuso con un risultato utile una vicenda che minaccia di esser lunga ed estenuante sia stata la decisione giusta, anche alla luce dei risultati usciti dagli altri processi sull'amianto: ovvero prescrizioni, stop agli indennizzi, risarcimenti che finiscono nel niente, come avvenuto a Casale Monferrato. Volevo questo per Monfalcone? No». Cosa desiderava dunque Altran? «Volevo avere una risposta concreta da dare subito a chi ne ha bisogno - argomenta -. E proprio la scelta di avere delle risorse da utilizzare subito in favore della ricerca e della cura, togliendole dal rischio di finire nelle lentezze della nostra macchina giudiziaria, si sta rivelando utile per costruire un rete di soggetti che possono utilmente lavorare su questo problema. Certo in oltre vent’anni altri avrebbero potuto e dovuto farlo, ma se appelli e lettere non sono bastati, se i malati di amianto continuano a essere considerati inguaribili perché non si fanno tutti gli sforzi possibili per trovare delle cure, allora questa città martire deve reagire e deve far partire un’iniziativa decisa».

«Capisco benissimo - ancora il sindaco - che questo è un argomento delicato, che tocca tante sensibilità e io stessa ho fatto una scelta sofferta, di cui mi assumo le responsabilità, ma che è finalizzata a realizzare azioni concrete per l’oggi e per il futuro. Comprendo i dubbi e la necessità di capire da parte di chi ha sofferto e si è battuto per avere giustizia come l’associazione esposti. Non accetto, invece, le insinuazioni di coloro che adombrano, anche in Consiglio comunale, che la scelta sia stata fatta per qualche patto segreto o qualche convenienza». «Sarebbe stato molto più facile non fare nulla - conclude -, attendere il lunghissimo iter processuale, la determinazione di una cifra che nel migliore dei casi sarebbe stata uguale a quella avuta con la transazione, e continuare a partecipare a cerimonie e commemorazioni. Ma il compito di chi amministra non può essere solo quello di pensare al passato, bensì di agire affinché si possa fare tutto il possibile in favore di chi è colpito dalla malattia».

Riproduzione riservata © Il Piccolo