I 90 anni di Bruna Rota, colonna della lotta per i diritti delle donne

Nel 1968 tra le fondatrici del primo centro femminista cittadino in un appartamento occupato di via Imbriani. Il lavoro da stilista 

IL PERSONAGGIO



Oggi compie novant’anni Bruna Rota. Colonna portante del movimento per la liberazione delle donne a Trieste, nel ’68 è tra le fondatrici del primo spazio femminista in città, in un appartamento occupato di via Imbriani. Vanta diverse generazioni di amiche, che lei chiama «le mie ragazze». E segue tuttora da vicino le attività del centro antiviolenza Goap, che lei stessa ha contribuito a far nascere e che oggi le dedica un augurio speciale, assieme a tante femministe triestine della vecchia e della nuova guardia.

«Novant’anni sulle spalle li porto volentieri, ma non è che siano leggeri – dice, con un tono tra il serio e il faceto –. Certo, mi hanno dato la possibilità di accumulare una grande esperienza». Dall’infanzia negli anni Trenta alla Seconda guerra mondiale, durante la quale va di nascosto con gli amici a tentare di aprire i vagoni dei treni in partenza verso la Germania, per liberare i prigionieri. Poi gli anni Cinquanta, epoca delle grandi migrazioni in Australia, dove le ragazze italiane in cerca di lavoro spesso si sposano per procura, con i connazionali che si trovano già là nella condizione di emigranti. Avviata alla sartoria sin da ragazzina, frequentando le botteghe delle “mistre” triestine, nell’emisfero australe Bruna riesce a intraprendere una carriera come «designer and cutter», diventando un’affermata stilista di atelier e organizzatrice di sfilate.

Nel 1962 le vengono commissionati abiti addirittura dagli invitati al cerimoniale per la visita della regina d’Inghilterra a Darwin. Nel 1964, di nuovo a Trieste, inaugura il laboratorio “Brunette maglieria e sartoria” in corso Saba. La sua boutique diventa un punto di ritrovo strategico per varie donne, con le quali nel 1968 occupa un appartamento in via Imbriani e dà vita a Spazio Donna, il primo centro femminista cittadino. Per dirne una, «in quegli anni le mamme dovevano stare a casa con i bambini e non potevano andare a lavorare. Avevamo un estremo bisogno di un posto dove poter parlare». Tornando al presente, è appassionata di parecchie arti, tra cui l’astrologia: sa che è a causa del suo ascendente in Acquario, se vive «per il concetto di libertà». Cosa pensa della condizione femminile nel 2020? «Non abbiamo raggiunto il massimo delle cose che possiamo raggiungere, perché abbiamo ancora doveri imposti e sudditanze pazzesche. Presumiamo di essere libere. Ma la verità è che, se si va a vedere in profondità, nemmeno il pensiero può essere più tanto libero». —



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