I cormonesi pagheranno 756mila euro di Tasi

Le opposizioni: troppe disparità fiscali tra il mondo agricolo e quello dei commercianti
Bumbaca Gorizia 28.04.2012 Cormons, candidati sindaci - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 28.04.2012 Cormons, candidati sindaci - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

CORMONS. Ammonta a 858mila euro il totale delle uscite relative ai costi dei servizi indivisibili per il Comune di Cormons. La quota deriva dalla somma di otto voci: illuminazione pubblica, la più onerosa di tutte con i suoi 231mila euro, e poi manutenzione strade (140mila euro), verde pubblico (52mila euro), protezione civile (9500 euro), tutela del patrimonio (126mila euro), servizi socioassistenziali (140mila euro), sicurezza/vigilanza (10mila euro) e cultura (150mila euro). La cifra non è pareggiata dalle entrate della Tasi (la tassa relativa proprio ai servizi indivisibili), che ammontano a quota 756mila euro in virtù delle tre aliquote decise dal Comune di Cormons: uno per mille sui terreni agricoli, 1,12 per mille per le attività produttive, 1,16 per mille per le abitazioni. A questa cifra vanno tolti i 100mila euro previsti in meno rispetto al 2013 come entrate per i servizi (1.926.000 euro), e i 60mila euro in meno dovuti ai tagli imposti dalla Regione sui trasferimenti (il Comune avrà 3milioni 300mila euro). Ammonta invece a 660.481 euro la cifra che il Comune dovrà trasferire allo Stato: il gettito stimato dal Ministero per l'Imu 2014 è infatti di un mione 387milaeuro, ai quali vanno tolti i 726.754 euro stimati dallo stesso Ministero in base a quanto a gettito Ici del 2010. E su queste percentuali non sono mancate le discussioni: l'opposizione ha infatti chiesto maggior attenzione alle attività produttive rispetto al mondo agricolo. «Perché chi produce vino da 30 euro a bottiglia deve pagare di aliquota Tasi molto meno di chi ha un negozio con cui fatica ad arrivare alla fine del mese? - ha chiesto il consigliere di Tc Massimo Falato - è ingiusto che l'uno debba pagare solo 1,10 e l'altro 1,12. Qual è il criterio?».

Un ragionamento condiviso dall'assessore al bilancio Alessandro Pesaola, che però ha spiegato: «Sono aliquote standard non decise da noi, ma da Roma: evidentemente - ha scherzato - i rappresentanti del mondo agricolo sono riusciti a farsi ascoltare nelle stanze che contano più di quelli del mondo commerciale». Anche Fabio Russiani (Udc) ha chiesto all'amministrazione comunale di portare a chi di dovere il messaggio di «tutelare maggiormente la categoria commerciale: bisogna far capire come non siano giuste le differenziazioni, e che in questi casi è giusto che entrambi i settori versino la stessa quota, che potrebbe essere la cifra media dell' 1,11%». (m.f.)

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