I detenuti in assemblea: «Riforma educativa e dialogo con l’esterno»
Con il pranzo di domenica scorsa i detenuti di via Barzellini, lasciate le loro celle, hanno voluto vivere la giornata dal tema «Costruire una tavola più lunga, non un muro più alto» iniziando seduti allo stesso tavolo per il pranzo, un’occasione speciale alla quale non ha voluto mancare l’arcivescovo Carlo Maria Radaelli. Dopo il pranzo, preparato da Michela Fabbro del Ristorante Rosenbar e Presidente dell’Associazione Gorizia a tavola, è seguita l’assemblea. E’ stato interessante sentire le impressioni dei detenuti per capire se il sistema penitenziario è “ammalato di gattopardismo” in quanto si possono promulgare leggi “stupende” che poi rimangono sulla carta. I detenuti hanno manifestato la necessità di una riforma operativa radicale sul piano educativo: alternativa in carcere e al carcere. Una necessità che ormai è divenuta una permanente emergenza; è forte l’esigenza del reinserimento sociale delle persone ristrette. E’ necessaria quindi la creazione di un dialogo tra la comunità libera e la popolazione detenuta. I presenti all’assemblea si augurano che al termine della ristrutturazione dell’edificio, si possa realizzare un tavolo di coordinamento tra le Istituzioni e le Associazioni di Volontariato: questo per ridurre anche il silenzio in cui si trova spesso la voce delle persone detenute. Oggi più che mai il silenzio istituzionale sta prendendo il sopravvento avendo lo Stato, con la legge n. 23 del 2018, abolita la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. L’arcivescovo ha sottolineato le difficoltà di trovare persone che si facciano carico della soluzione dei problemi del carcere e per fare questo bisogna rischiare. Da buon educatore ha capito che non c’è rieducazione se non si dà speranza. —
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