I dubbi di Mirko: «Prof, a che serve il latino?»

Rieccomi a fare lezione a Mirko, l’unico alunno della sua classe a cui abbiano assegnato il corso di recupero di latino. Lezione dopo lezione, viene fuori che durante l’estate non è che abbia fatto gran che... Ripassiamo declinazioni e coniugazioni, ma è un lavoro che potrebbe fare anche da solo. Mi viene da pensare all’essenza davvero inclusiva della scuola italiana, che fa di tutto per non lasciare indietro nessuno. Non solo i ragazzi più fragili, ma anche quelli – diciamo così – un po’svogliati. D’altra parte le fragilità degli adolescenti oggi sono spesso di tipo psicologico. E anche di ciò gli insegnanti sono chiamati a farsi carico.

SI TORNA A SCUOLA: LA GUIDA ILLUSTRATA

Ripassata la grammatica, provo a proporre a Mirko qualche esercizio di traduzione. Con un po’di sforzo (e con una certa dose di aiuto da parte mia), riesce alla fine a cavarsela. Ma di fronte a una frase un po’ più difficile, che gli dà del filo da torcere, si ferma e guardandomi fisso negli occhi mi chiede: «Prof, ma mi dica una cosa: a che serve il latino? ».


Ho imparato con gli anni a distinguere le domande retoriche da quelle autentiche. Mi rendo conto che questa volta si tratta di un interrogativo serio. Anche perché nell’aula siamo solo io e lui, dunque manca quel “pubblico” dei compagni di scuola la cui presenza a volte fomenta nei ragazzi una certa carica provocatoria.

Mirko, invece, vuole capire. Perché studiare una lingua che non si parla più? La questione è stata posta tante volte, e le risposte potrebbero essere molteplici: alla base dell’italiano c’è il latino; la civiltà romana ha plasmato la nostra civiltà attuale; la conoscenza del latino ci aiuta ad apprezzare il grande patrimonio classico. Ma questo studente ha scelto il liceo scientifico, non il classico. Allora mi viene da dirgli una cosa che forse non gli apparirà così scontata: tradurre dal latino è una straordinaria palestra di allenamento al metodo scientifico.



Che cosa si fa quando si traduce? Si delinea un’ipotesi di significato e poi se ne cercano le conferme; se queste non si trovano, allora quell’ipotesi va scartata e se ne deve avanzare un’altra.

Noi insegnanti dobbiamo giorno dopo giorno, in ogni materia, ricostruire la motivazione allo studio. Una cosa che un tempo si dava per scontata in chi decideva di proseguire gli studi oltre l’età dell’obbligo, ma che oggi così scontata non è. Riflessioni che precedono la prossima campanella: finalmente quella – mercoledì 16 settembre – dell’inizio del nuovo anno scolastico.

4 – continua

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