I primari contestano i tagli della Regione Fvg

Il sindacato dei dirigenti stronca l’operazione: «Toni offensivi e ben pochi risparmi perché 40 posti su 76 sono già scoperti»
Un medico in un'immagine di archivio
Un medico in un'immagine di archivio

TRIESTE. Si sentono trattati come numeri, sedie, raccomandati della politica. Perfino inutili. E quindi tagliabili. I primari, o più esattamente i responsabili delle strutture complesse degli ospedali della regione, non digeriscono. E stroncano in un duro comunicato l’operazione annunciata dall'assessore regionale alla Sanità Maria Sandra Telesca nei loro confronti, vale a dire la riduzione nel triennio di 76 primariati degli attuali 288 (una quarantina, peraltro, già scoperti). «Affermazioni e toni riportati dalla stampa stanno causando grande sconcerto tra i dirigenti medici e sanitari», denuncia Anaaao AssoMeD, il sindacato più rappresentativo (400 iscritti) della dirigenza del Ssr, comprensiva anche di biologi, chimici e fisici.

«Viste le premesse della riforma di ottobre, e la conseguenza delibera di giunta del 30 dicembre – commenta la segretaria regionale Laura Stabile – non ci aspettavamo nulla di troppo diverso, ma stupisce comunque il modo in cui veniamo trattati, quasi fossimo le bestie nere del sistema». Stabile rischia di essere coinvolta in prima persona nella sforbiciata messa in cantiere dall’assessorato. È infatti la responsabile della medicina d’urgenza di Trieste, una delle quattro strutture complesse che si ritiene sacrificabili nel capoluogo regionale. Nella nuova mappa dei primariati Fvg, Trieste perde infatti una ortopedia, una chirurgia generale, una medicina interna e vedrà guidati da un unico direttore pronto soccorso e medicina d’urgenza.

Pressing per i quattro primari mancanti
Stethoscope

«Una soluzione – ha spiegato l’assessore Telesca – già adottata a Udine e Pordenone». Ma Stabile contesta quella che chiama «semplificazione». «Come la prima chirurgica – sottolinea – anche la medicina d’urgenza di Trieste è un reparto con una storia nobile che inizia negli anni Settanta. La situazione è molto diversa da quella di Udine: il nostro ha un organico proprio di 12 medici, una quarantina di infermieri, 25 posti letto, di cui 8 di terapia subintensiva, dunque una struttura realmente complessa, mentre al Santa Maria della Misericordia non è mai stata una struttura complessa autonoma, ma una parte del pronto soccorso, di minore complessità, con una presenza medica assai inferiore, tanto da non avere un medico di guardia di notte».

Più in generale, prosegue la segretaria di Anaaao AssoMeD Fvg, «non vorremmo che, come già in passato a Trieste, il carico dei sacrifici venga sopportato unicamente dall’Ospedale senza toccare l’Università». Una disparità di trattamento che Stabile segnala anche sul fronte contrattuale: «Da un lato il medico ospedaliero viene assunto via concorso, dall’altro il primario universitario viene nominato dal direttore generale d’intesa col rettore. Senza dimenticare che, per i primi, non esiste alcuna garanzia dell’incarico, messo sotto esame alla scadenza del quinquennio».

I medici alzano la voce contro i tagli ai posti letto
sterle trieste 15 02 08 i neonati del burlo foto scattate in data 15 02 08 julinda banka e armand toci con andres toci 14 02 08 3500gr 51cm

Il sindacato della dirigenza sanitaria solleva un’altra questione, quella della riduzione dei posti letto: «Stupisce che l’assessore Telesca e il presidente della commissione consiliare sanità Franco Rotelli parlino di miglioramento dei servizi di fronte a un finanziamento del sistema sanitario regionale ridotto come mai in precedenza e a una riforma sanitaria vigente che prevede di tagliare quasi 580 posti letto per acuti nella regione, dei quali 230 solo a Trieste, mentre non vi è alcuna certezza sul potenziamento dei servizi territoriali e sulle risorse necessarie a realizzarlo». Non convince nemmeno l’annuncio sui risparmi prodotti dal taglio dei doppioni: «Le linee regionali per la gestione 2015 vincolano le Aziende a ridurre la spesa per i lavoratori dell'1% rispetto al 2012, quindi non sembra probabile che il recupero degli stipendi relativi ai primariati soppressi, la metà già adesso vacante, possa permette di incrementare il personale in modo rilevante. I risparmi deriverebbero invece dalla sostituzione di personale più qualificato con personale a basso costo». Denunciando di essere stato tagliato fuori da consultazioni e confronto, il sindacato parla di «delusione e sconforto» tra i professionisti e conclude: «Si sta creando un clima che getta discredito e risulta quasi offensivo per tutti i medici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo