I quattro alfieri dell’Università alle Olimpiadi dei futuri avvocati

la storia
È a suon di dibattimenti e di arringhe finali che un team di studenti di Giurisprudenza dell’Università hanno partecipato, come da tradizione, alla “Willem C. Vis International Commercial Arbitration Moot”, una delle più importanti competizioni organizzate per testare il talento degli avvocati di domani. La gara, che dal 1994 chiama a raccolta oltre 350 squadre da ogni angolo del mondo, si è svolta quest’anno per la prima volta online, per aggirare i limiti imposti dalla pandemia. «È stata la prima esperienza giuridica pratica in senso stretto che abbia mai vissuto. Io e i miei compagni ci siamo avventurati in una sfida che ci ha fatto imparare molto», racconta la triestina Valentina Rosin, classe ’96, selezionata per partecipare alla competizione con Ayoub Amri, Elisa Gallon, e Valentina Turrini: «Passare da esami puramente teorici a un test di questo tipo ha aggiunto valore a tutto il percorso accademico. Sarebbe giusto che ogni studente lo sperimentasse, anche perché aiuta a capire se davvero si ha passione per la professione».
A comporre la squadra triestina sono stati il titolare della cattedra di Diritto comparato Mauro Bussani e la professoressa Marta Infantino che, nella loro scelta, non si sono fermati ai meriti accademici, ma hanno tenuto in considerazione anche le esperienze formative all’estero e la conoscenza dell’inglese, lingua ufficiale della competizione. A partire da ottobre, i quattro studenti hanno cominciato a scontrarsi con altri colleghi provenienti da Brasile, Stati Uniti e Finlandia su un caso giurisprudenziale fittizio che non poteva essere più attuale. La diatriba riguardava infatti case farmaceutiche e start-up, in merito allo sviluppo di un vaccino contro infezioni respiratorie causate da virus. «Non siamo rientrati tra le 64 squadre che hanno avuto accesso agli scontri finali. Le università che riescono ad arrivare a quella fase solitamente sono seguite da decine di studi legali, appositamente per affrontare la gara, e gli studenti interrompono ogni altra attività», conclude Valentina: «Forse tra qualche anno, se verrà data agli studenti selezionati la possibilità di concentrarsi unicamente su quel progetto, sarà più facile avvicinarsi all’obiettivo».—li.ca.
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