I sindacati: «Giù le mani dalla casa di riposo Culot»

«Giù le mani dalla casa di riposo di Lucinico». Cittadini, sindacati, forze d’opposizione sono d’accordo: il Comune deve fare il possibile e l’impossibile, senza ricorrere alle privatizzazioni, per garantire lunga vita alla “Angelo Culot”, la struttura che rischia di essere dichiarata inidonea in quanto non rispondente alle ultime normative di sicurezza. Servono 18 milioni, ha spiegato ieri il Comune, per mettere tutto a posto: una cifra che diventa ancor più gigantesca in tempi di bilanci di guerra, spending rewiev, tagli.
Pantaleo Bianco, segretario del distretto di Gorizia dello Spi-Cgil, si fa portavoce della preoccupazione della cittadinanza e di chi lavora all’interno della struttura. «Perché il Comune ci ha sempre tenuti all’oscuro di tutto? Perché ha evitato il confronto? Perché soltanto oggi ci viene a dire che servono 18 milioni per sistemare tutto?». In realtà, una risposta l’ha data già ieri Luca Manià a nome delle segreterie provinciali Fp-Cgil, Spi-Cgil, Uil-Fpl, Fiadel-Csa. «La sensazione - le sue parole - è quella che si voglia arrivare ad una vendita e quindi ad una privatizzazione totale della struttura abdicando al ruolo di controllo e di fornitore di servizi essenziali alla cittadinanza. È da ritenere che dopo la chiusura del Punto nascita, agevolato dal presidente della Regione che non ha aiutato la sanità goriziana, ora, per motivi strettamente strutturali, chiuderà la casa di riposo Culot. Così gli anziani anziché pagare 1.200 euro al mese, dovendo ricorrere a strutture private, si vedranno costretti a pagare il 40% in più».
Il sindaco Ettore Romoli anche ieri ha recisamente smentito la volontà di una privatizzazione ma l’opposizione non ci crede e tira in ballo due possibili “acquirenti”: Villa San Giusto o Sereni orizzonti del consigliere regionale uscente pidiellino Massimo Blasoni. «Si sussurra da tempo che, dopo le elezioni, si procederà alla chiusura ed alla vendita della struttura (che certamente sarebbe altamente appetibile per qualche forte organizzazione regionale ben addentro al settore) - sottolinea senza troppi giri di parole Paolo Del Ponte, coordinatore del circolo cittadino di Sel -. Questa scelta scellerata produrrebbe un impatto pesantissimo sulle famiglie del goriziano che usufruiscono della casa di riposo ed anche la perdita possibile di 50 posti di lavoro. Peraltro, la sensazione è che il Comune avrebbe preferito che la vicenda non esplodesse prima delle elezioni, invece...».
Anche Roberto Criscitiello (Federazione della Sinistra) conferma che «girano voci insistenti di chiusura della struttura, data per immediata nel caso la destra vincesse le elezioni regionali. Sono a rischio un servizio essenziale per il territorio, vista anche l’età media della popolazione, e 50 posti di lavoro, in una città dove non si vede l’ombra di una prospettiva occupazionale. La gravità di questa decisione sarebbe inaudita, e dimostrerebbe cosa realmente sia il welfare della giunta Romoli. Si cancellano i servizi essenziali e si compensano i cittadini con bonus da pochi spiccioli, in una visione dei problemi sociali da associazione caritatevole dell’Ottocento».
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