Iacona e l’Italia che non accetta le inchieste

PORDENONE. «“Tv7” era l’unico luogo in cui si facesse informazione dura, tosta, in una Rai molto istituzionale ancora chiamata “tv di stato” e quindi molto attenta a non pestare i piedi alla politica. Da ragazzo, era l’unico pezzo di televisione al quale ero affezionato», dice Riccardo Iacona. Cinquant’anni dopo la nascita del settimanale più longevo della Rai, il giornalista può considerarsene un erede: la sua trasmissione “Presa diretta”, punta del giornalismo d’inchiesta di Rai Tre insieme a “Report”, nasce da quella stessa necessità di raccontare la realtà italiana fuori dalle stanze del potere per condividerla con il grande pubblico.
Iacona sarà a Cinemazero di Pordenone mercoledì prossimo per inaugurare il festival Le voci dell’Inchiesta, proprio in una serata che chiama a raccolta I protagonisti dell’ "epoca d'oro" di quella stagione di giornalismo: Sergio Zavoli, Furio Colombo, Emilio Ravel, Fabiano Fabiani, Gianni Bisiach, Nino Criscenti ripercorreranno dal vivo l’avventura di “Tv7”.
Tante cose, dice Iacona, sono cambiate dal 20 gennaio 1963, data della messa in onda della prima puntata di “Tv7”: «Intanto, il giornalismo d’inchiesta è andato in prima serata. E abbiamo guadagnato in libertà, nel senso che il pubblico è più consapevole di quanto la libertà di stampa abbia a che fare con la sostanza della democrazia nel nostro paese». L’Italia staziona sempre nelle zone basse delle classifiche internazionali sulla libertà di stampa ma, sostiene il giornalista, «l’inchiesta funziona in modo diverso dall’informazione quotidiana. È impossibile costruire un racconto lungo e approfondito senza libertà o con intenti faziosi». Per questo capita spesso di pestare i piedi a qualcuno: l’ultimo caso è l’esorbitante richiesta di risarcimento di 25 milioni di euro avanzata dall’Eni nei confronti di “Report”. La multinazionale accusa il programma di aver danneggiato la sua immagine con un’inchiesta andata in onda il 16 dicembre 2012. Come si difende il diritto di cronaca da questi attacchi? «Una dose di conflitto è inevitabile, anche noi abbiamo qualche causa in corso», risponde Iacona. «Bisogna costruire un racconto inattaccabile, assumendosi le responsabilità di quello che si dice. Condivido lettera per lettera ciò che ha affermato Milena Gabanelli in una recente intervista: in altri codici penali, se risulta che una richiesta di risarcimento per diffamazione è totalmente infondata, chi l’ha avanzata deve pagare un pegno. Anche in Italia dovrebbe funzionare così, altrimenti si crea un meccanismo di autocensura per cui, di alcuni argomenti, non si parla più».
A monte andrebbe cambiata la cultura dell’inchiesta in Italia, ancora poco accettata: «Da noi è sempre una guerra, accusano i giornalisti di essere faziosi, di diffamare, invece esiste un obbligo di trasparenza soprattutto nelle società a capitale pubblico».
La nuova stagione di “Presa diretta” ripartirà a settembre con quattro puntate: «Cominceremo dai temi economici. Ci arrivano continuamente notizie di fabbriche chiuse, disoccupazione, suicidi, un flusso di informazione che mette in ansia. Perciò stiamo pensando a delle puntate che spieghino i meccanismi finanziari, per capire quale potrebbe essere la via d’uscita. Poi affronteremo la crisi del sistema democratico, partendo dalla legge elettorale e da come si è costruito il sistema di una “casta” che non ha bisogno del consenso della gente».
Nonostante sia sempre al lAvoro per “Presa diretta”, nei mesi scorsi Iacona ha trovato il tempo di scrivere un libro, “Se questi sono gli uomini” (ed. Chiarelettere), su un argomento che gli sta particolarmente a cuore: il femminicidio in Italia. «C’è una totale rimozione politica su questo tema. Il paese è complice, considera queste tragedie fisiologiche. Invece bisognerebbe lavorare sul terreno della protezione della donna, della costruzione di centri antiviolenza, dell’attuazione della legge sullo stalking. Soprattutto sulle pari opportunità. Il primo problema è che in Italia le donne contano pochissimo. Valorizzarle sarebbe anche un modo per uscire dalla crisi».
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