Il bunker sarà visitabile solo con le guide

Ciò che oggi apparirà sulle mappe e sui cartelli turistici un tempo era invece coperto dalla massima segretezza. Poco o nulla si sapeva delle fortificazioni che concorrevano a formare la linea difensiva della Cortina di ferro. E pochissimo si doveva sapere anche degli uomini chiamati a gestirle e farle funzionare: i membri dei Reparti d'arresto, gli alpini sulle montagne (e infatti bunker con la stessa funzione di quello di Cotici si trovano ancora ad esempio a Valbruna o passo Monte Croce Carnico) e la fanteria. Nell'ottica della Guerra fredda, quando all'orizzonte pareva sempre dover esplodere il conflitto tra i due blocchi contrapposti, e, nel caso dell'occidente, arrivare un attacco dai paesi aderenti al Patto di Varsavia, la Fanteria d'arresto aveva un compito ben preciso. Quello di bloccare (arrestare, da cui il nome) o rallentare il più possibile l'avanzata nemica, permettendo all'esercito italiano ed alla Nato di organizzarsi per la successiva difesa dietro la prima linea. Ecco perché nacquero fortificazioni permanenti, i bunker appunto, come quella di Cotici, protette da campi minati e altri ostacoli passivi. Tutte funzionavano in “rete” e sinergia tra loro, formando un unico grande sbarramento. Oggi tutto questo non serve più - e del resto l'evolversi delle tecnologie e strategie militari ha reso inutili simili fortificazioni -, e la Fanteria d'arresto è stata sciolta. L'associazione che ne porta il nome però ha raccolto la sua eredità e ne perpetua la memoria. Terminato l'intenso lavoro di recupero del sito di Cotici, il sodalizio ora ultimerà alcuni ritocchi al bunker, e soprattutto curerà la visite per i turisti, visto che la fortificazione non sarà percorribile autonomamente, ma solo con le guide. Saranno posizionati cartelli con orari d'apertura, numeri di telefono e recapiti per prenotare le visite, ed allo stesso scopo a disposizione degli interessati c'è già l'indirizzo mail bunker.sanmichele@gmail.com.
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