«Il Centro amianto avviato in ritardo e senza contenuti»

È stata avviata la procedura per l’istituzione del Centro di riferimento unico per l’amianto, l’Azienda sanitaria isontina ha adottato una delibera specifica, la 140 del 7 marzo scorso. Ma non solo l’avvio è avvenuto dopo sei mesi dall’ordine del giorno che era stato presentato dal consigliere regionale del Pd, il monfalconese Franco Brussa e che era stato approvato e trasformato in un atto di indirizzo da parte della Giunta alla stessa Azienda sanitaria. La verità è che è ancora un «contenitore vuoto» e, ancor peggio, la stessa Azienda sanitaria «non ha la minima idea come riempirlo».
A lanciare l’allarme è lo stesso Franco Brussa che ha sollevato il problema proprio sabato scorso in occasione dell’incontro organizzato dallo stesso Pd a Monfalcone al quale ha preso parte il senatore Felice Casson come primo firmatario di un provvedimento di legge che dia delle nornme e delle tutele a livello nazionale per i lavoratori e i familiari che si sono malati dopo esposizione all’amianto.
«A parole tutti sono d’accordo, ma nei fatti no - accusa il consigliere Pd - e in tutti questi mesi non è stato fatto nulla da parte dell’Azienda sanitaria. Mi hanno chiamato in febbraio e mi hanno chiesto “come lo riempiano questo contenitore?” Sono rimasto sconcertato, io non sono un medico, ma un politico e ho risposto che sono loro che devono farlo».
Ora c’è la delibera, ma si parla ancora di avvio e soprattutto, e Brussa lo definisce «una vergogna» nel piano sanitario «non è previsto nessun finanziamento». «Questo centro non solo deve diventare un punto di riferimento per dare tutte le informazioni sulle malattie asbesto-correlate - aggiunge Brussa – ma anche deve trasformarsi in un vero punto di sostegno pe chi è colpito dalla malattia, per orientarlo clinicamente a fare esami ed analisi necessari, per guidarlo nella terapia e per aiutare dal punto di vista anche psicologico lui e la sua famiglia». Secondo il consigliere regionale, ma si tratta di una posizione condivisa anche dallo stesso Casson che ha parlato sabato scorso e da Riccardo Cattarini, avvocato e coordinatore del Forum giustizia del Pd, lo stesso Centro di Monfalcone deve diventare un «centro di propulsione per tutte le aziende sanitarie della Regione, ma non solo, anche dell’Italia». Deve dialogare anche con gli altri centri amianto e occuparsi pure dell’emergenza amianto non solo per quanto riguarda la malattia ma per tutti i rischi connessi al rischio di inquinamento per la presenza in Fvg di discariche abusive e di amianto nelle costruzioni edili.
Brussa si spinge oltre: «Non dobbiamo fermarci alle malattie asbesto correlate - spiega - ma allargare le competenze del Centro di riferimento a tutte le patologie professionali e legate all’inquinamento in questa Regione che ha pagato un alto prezzo alla forte industrializzazione. Penso alla vecchia Ansaldo, alla Solvay, alla centrale a carbone e agli inquinanti portati dall’Isonzo in cui hanno scaricato molte aziende oltreconfine». Un’attenzione alle malattie professionali che non è sufficiente: «A Monfalcone c’era un ufficio amianto che lavorava in sinergia con la Medicina del Lavoro, ora questo ufficio è stato chiuso e la stessa Medicina del lavoro è stata depotenziata. In un’area dove la gente continua a morire di amianto e di altre malattie professionali più che in altre parti d’Italia».
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