«Il Consiglio si faccia in teatro» Bocciate le sedute a distanza

Una parte della maggioranza e l’opposizione insorgono: «Democrazia in cantina» Collini: «Falsa ripartenza». Gentile: «I dirigenti si prendano la responsabilità»
Bumbaca Gorizia 27.04.2020 Consiglio comunale on line © Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 27.04.2020 Consiglio comunale on line © Foto Pierluigi Bumbaca

Francesco Fain

Democrazia in cantina. Sospensione del dialogo. Ripartenza sì, ma non per le istituzioni.

È un malessere diffuso. La gran parte dei consiglieri comunali malsopporta sempre di più i consigli comunali a distanza, via web. Sia fra la maggioranza, sia fra l’opposizione. Oggi alle 17 si svolgerà una nuova seduta e sarà ancora in videoconferenza. Cinque i punti all’ordine del giorno: dalle interrogazioni e interpellanze alle nuove tariffe Tari dal bilancio consuntivo dell’Azienda farmaceutica a un ordine del giorno di Rossi (Pd) e una mozione del M5s.

Ma, al di là dei contenuti dell’assemblea odierna, cresce il numero dei consiglieri che chiede, con forza, il ripristino delle sedute in presenza, magari in uno spazio ampio e capace di garantire il distanziamento sociale, come il teatro Verdi. Partiamo dalla maggioranza. Fabio Gentile, capogruppo di Forza Italia, non va per il sottile. «È una cosa ridicola. Purtroppo, la mancanza deriva dal fatto che non si è chiarito che i Consigli vanno fatti in presenza e devono essere i dirigenti a mettere nelle condizioni gli amministratori di far svolgere le riunioni regolarmente, non in videconferenza, ovvero da casa».

Più articolata la posizione di Francesco Piscopo (Aiutiamo Gorizia). «Ripartono le scuole, riaprono i teatri, le sale cinematografiche, le fabbriche e gli uffici, si torna alla quasi normalità nelle attività lavorative e solo il consiglio comunale di Gorizia rimane ancora in lockdown convocato esclusivamente online. Ritengo tutto ciò una cosa indegna per una amministrazione di un capoluogo di provincia, alla luce del fatto che ci sono tantissime delibere e mozioni fondamentali per la città di Gorizia, partendo dal regolamento di Polizia locale fino ad arrivare alla mozione sul commercio, atti che non posso essere discussi e votati dall’assise online, vista la loro complessità e le problematiche tecniche che comportano l’utilizzo delle piattaforme telematiche. Oramai sono mesi che la quasi totalità dei consiglieri comunali chiede che i consigli e le commissioni vengano convocati fisicamente: in queste ultime settimane anche il presidente del Consiglio, su sollecitazione dei capigruppo di maggioranza e opposizione, ha richiesto al segretario generale un parere sulla possibile convocazione in presenza. Purtroppo, a tale missiva, inviata circa due settimane addietro, non vi è stata mai risposta».

Non molto diverso il pensiero dell’opposizione. Roberto Collini (Percorsi goriziani) rammenta che «quattro mesi fa qualcuno (si riferisce al sindaco Ziberna, ndr) disse che Gorizia ripartiva. Ma, spiace dirlo, è una falsa ripartenza per quanto riguarda le istituzioni. Questa è una sospensione del dialogo». Aggiunge il maggiore competitor alla carica di sindaco alle ultime Comunali: «Dopo una trentina di sedute della commissione alla Polizia locale con una spesa non indifferente, se dovessimo metter mano a Statuto e Regolamenti che appartengono al secolo scorso, come facciamo? Su 41 consiglieri abbiamo 18 capigruppo e non serve aggiungere altro. Denoto una profonda allergia alle regole».

Usa l’arma dell’ironia Marco Rossi, capogruppo del Partito democratico. «A Gorizia - accusa - si può usare il teatro per gli spettacoli, ma non per fare consiglio comunale. Buon per me che amo il teatro. Ma la democrazia la mettiamo in cantina? Oppure l’assessore ai selfie (chiaro e lampante il riferimento a Fabrizio Oreti, ndr) è più importante di tutto il Consiglio comunale?». —

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