IL FISCO TRA EVASORI E EVERSORI
La parola veramente eversiva, in fatto di tasse, la dice il segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, monsignor Velasio De Paolis. Dice: "Il legislatore ha il diritto di imporre le tasse, il cittadino ha il dovere di pagarle, ma il governo deve usare bene quei soldi: se li usa male o se la tassazione è eccessiva, viene a mancare il presupposto". La parola eversiva è "presupposto". Perché sta a indicare che il fatto che il governo usi bene i soldi delle tasse, e non imponga tasse eccessive, viene prima dei doveri del contribuente.
È, cioè, «il presupposto» perché il cittadino paghi le tasse: se il governo usa male quei soldi (e li usa male da decenni), o la tassazione è eccessiva (ed è veramente insopportabile), allora quel presupposto non c'è. Noi pensavamo che il momento dell'imposizione e del pagamento delle tasse fosse composto di poche tappe concatenate: 1) i cittadini scelgono i governanti, 2) i governanti fanno le leggi, comprese le leggi fiscali, 3) i cittadini devono rispettare quelle leggi e pagare le tasse, 4) il governo può usare bene o male i soldi così ricevuti, 5) se li usa male i cittadini hanno il diritto di sostituire i governanti nelle nuove elezioni.
Questa è la democrazia stabile, o la stabilità democratica. In questa visione, il cittadino non ha un potere fiscale, neanche tramite referendum: e infatti il referendum nelle materie fiscali è vietato dalla Costituzione. E si capisce perché: se fai un referendum sull'abolizione delle tasse, ottieni il cento per cento dei consensi, ma in quel momento stesso lo Stato muore ammazzato. Le tasse dovrebbero essere un tema chiarissimo in uno Stato ben funzionante. Dovrebb'essere chiaro che tutti devono pagare tutte le tasse. Dovrebbero pagarle secondo i redditi reali, i redditi reali dovrebbero essere controllabili, gli evasori dovrebbero essere scoperti e puniti. Perfino il sistema di pagar le tasse secondo gli studi di settore dovrebb'essere illegittimo. Chi paga secondo gli studi di settore non paga secondo i redditi reali, ma secondo un reddito concordato: gli studi di settore stanno al Fisco come l'indulto sta alla giustizia. Un Fisco che ricorre agli studi di settore è un Fisco che ha fallito.
E il nostro Fisco ha fallito per molte ragioni: non tutti pagano le tasse, ci sono evasioni enormi per categorie di lavoro e per aree geografiche; i pochi disgraziati che non possono evadere, pagano tasse doppie; le aliquote non valgono per tutti, ci sono categorie che possono pagare secondo criteri più favorevoli; lo Stato non riesce a scoprire gli evasori, ne scopre pochi, tardi, male, e in molti casi la multa per l'evasione viene concordata in anni di trattative; lo Stato è, a sua volta, un pessimo pagatore, ci sono contribuenti che hanno diritto al rimborso di tasse pagate in eccesso, lo Stato riconosce questo suo dovere ma non manda i soldi dal 2005, 2004, 2003, 2002: se il contribuente che non paga le tasse allo Stato è un evasore, lo Stato che non spedisce ai contribuenti i rimborsi che gli spettano è altrettanto evasore.
In fatto di tassazione, aliquote, studi di settore, evasione, rimborsi, uso dei soldi da parte dello Stato, costi della politica, compensi dei parlamentari (anche europei), siamo una democrazia malata. Ma se nel corpo malato della democrazia iniettiamo l'obiezione fiscale, lo Stato non guarisce ma muore. La guarigione è possibile in un solo modo: sostituendo i governanti di cui il popolo è scontento. Invece la visione del cardinal Bertone, di monsignor De Paolis, insomma della Chiesa, è molto diversa: il popolo sceglie i governanti, i governanti fanno le leggi, il popolo ha il diritto di disobbedire alle leggi. Ma questa non è stabilità democratica o democrazia stabile. Questa è rivoluzione.
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