Il giorno della verità sul centro di via Udine La Fondazione decide

Il giorno della verità per il centro diurno di via Udine. Stamattina si riunisce infatti il consiglio di amministrazione della Fondazione CRTrieste, che potrebbe dire la parola definitiva sul futuro della struttura. E stando a quanto trapela, una delle ipotesi al vaglio della Fondazione è quella di assumersi i costi di gestione del centro. La CRTrieste è infatti proprietaria delle mura dello stabile. Lo concede in comodato d’uso al Comune, che a sua volta ne affida la gestione alla Comunità di San Martino al Campo. A tale scopo l’amministrazione cittadina stanzia ogni anno circa 170 mila euro: il dato arriva dal sindaco Roberto Dipiazza.
Ecco il riassunto delle puntate precedenti. Il caso di via Udine esplode a metà giugno, quando da una fuga di notizie (vero e proprio segreto di pulcinella, nell’ambiente) si apprende che la struttura avrebbe dovuto chiudere i battenti di lì a due settimane, ovvero il 1° luglio. Sullo sfondo c’è l’ombra della lunga mano della Lega, che però nega di avere qualsivoglia ruolo in questa storia. Poi la secca presa di posizione della Fondazione («O il centro resta o il Comune sloggia»), dunque il dietrofront dello stesso Comune e l’apertura di un tavolo di confronto a tre, anche con San Martino al Campo. Una svolta in questo senso arriva durante l’ultimo Consiglio comunale, lunedì 8 luglio, quando l’assessore alle Politiche sociali Carlo Grilli assicura: «Il Centro diurno non chiuderà ma sarà rimodulato. La struttura ha cambiato la propria funzione e mi è di conseguenza sembrato corretto ridiscuterne alla luce dei dati, che ci dicono che la maggior parte dell’utenza è oggi rappresentata da migranti. Per il resto, nessuno lascia la presa sui senza fissa dimora».
Fin dall’inizio la giunta batte sul fatto che i richiedenti asilo sono competenza della Prefettura e non del Comune. I dettagli tecnici di un’eventuale revisione del servizio, nelle intenzioni di Grilli, finora però non sono emersi. Al telefono, il titolare del Welfare ribadisce: «Non si muove foglia, nel senso che il centro rimane aperto». Muteranno le sue funzioni? «Le sue competenze, più che altro». —
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