Il mosaico sparito dalla Schiusa non era catalogato dal Soprintendente

Non era neanche vincolato e il sindaco Raugna replica alla Medeot: «Non mi spettano azioni di tutela o in generale di conservazione dei beni»

GRADO

Si infittisce il mistero sulla sparizione del mosaico che era appeso sulla facciata d’ingresso del campo sportivo dell’Isola della Schiusa (la piccola casa del custode che è stata abbattuta per far spazio al parcheggio a raso). Non tanto per il fatto che sia sparito e che sarà quasi certamente impossibile ritrovare l’opera d’arte realizzata dal maestro Aldo Marocco, ma perché sono emersi altri curiosi e incredibili aspetti.

Le indagini della polizia localle, che ha inoltrato tutto il fascicolo alla Procura proseguono. L’opera faceva parte dell’intervento di costruzione e ampiamento del polisportivo costato (nel 1972) 99 milioni delle vecchie lire. Per legge una percentuale spetta all’autore dell’opera d’arte. Nel caso circa 2 milioni di vecchie lire. Primo fra tutti i misteri sulla sparizione del mosaico è che nonostante si trattasse dell’opera d’arte ufficiale del nuovo impianto polisportivo il referente della Soprintendenza regionale che aveva espresso parere favorevole non l’aveva catalogata. Non faceva parte delle opere vincolate dalla Soprintendenza, ma soprattutto fa specie che non fosse nemmeno inventariata fra i beni del Comune che l’aveva commissionata e finanziata. A spiegare questi e altri dettagli è stato il sindaco Dario Raugna replicando a una interrogazione della consigliera Elisabetta Medeot. Ha specificato che non spettano a lui «azioni di tutela o conservazione, nel caso del mosaico, ma più in generale di beni con valore artistico, culturale ed economico, bensì il servizio interessato che prende in carico l’opera pubblica, avendo cura di produrre una relazione in cui siano specificati i beni da conservare».

«Dalla documentazione presente in ufficio – ha spiegato nella sua relazione la dirigente dell’ufficio tecnico Maria Antonietta Genovese - risulta l’assenza dell'opera dalla parete dell’edificio già nella prima metà di dicembre mentre la demolizione è stata effettuata tra i giorni del 28 gennaio 2021 e il 4 febbraio 2021. Per questo motivo vi è ragione di credere che il bene non sia andato distrutto nella demolizione».Tra l’altro nemmeno nei verbali di concessione dell’impianto alla Gradese calcio e nemmeno in altri verbali l’opera è mai stata menzionata come se fosse stata inesistente (si trattava di un mosaico di 130 x 130 centimetri esposto all’ingresso dello stadio che è stato ammirato da decine di migliaia di persone (oltre agli sportivi anche quelli che hanno assistito ai grandi spettacoli musicali). —



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