Il Museo ferroviario finisce in scatola

In corso lo svuotamento delle sale e la messa in sicurezza dei materiali. Atteso l’ok della Soprintendenza al progetto. Il cantiere entro fine anno
Gli scatoloni con il materiale messo in sicurezza (foto Lasorte
Gli scatoloni con il materiale messo in sicurezza (foto Lasorte
Scatoloni, pezzi di storia imballati e un obiettivo: la posa della prima pietra entro la fine del 2017. Intanto, per chi transita lungo via Giulio Cesare nulla sembra essere cambiato. Al primo colpo d’occhio tutto pare essere rimasto uguale al giorno antecedente alla chiusura dello storico Museo Ferroviario di Campo Marzio. Però un avviso posto sulla porta d’accesso avverte gli ipotetici visitatori che la struttura è chiusa dal 18 luglio scorso per lavori di ristrutturazione.


Infatti proprio in quella giornata era stato firmato il protocollo d’intesa per il restauro del Museo fra ministero dei Beni culturali, Ferrovie dello Stato, Fondazione Fs, Regione Fvg e Comune di Trieste. Per l’occasione erano arrivati in città il ministro Dario Franceschini, l’ad di Fs Renato Mazzoncini e il presidente della Fondazione Mauro Moretti, che avevano incontrato la governatrice Debora Serracchiani e il sindaco Roberto Dipiazza. Un evento storico per la città ma soprattutto per lo stesso Museo che ormai necessitava di un radicale intervento risanatore. Dietro alla vecchia facciata della stazione della Transalpina, il lavoro era partito già da qualche tempo con la messa in sicurezza di parte della collezione minacciata nella sua integrità dalle crescenti infiltrazioni di acqua piovana dal tetto. Per questo motivo è stata decisa la chiusura del Museo, per procedere poi allo smontaggio delle sale espositive e alla sistemazione dei preziosi materiali che vengono via via imballati. Resteranno negli scatoloni fino a quando il restauro non sarà concluso. Un lavoro, concordato con la Soprintendenza visto che l’intera collezione risulta sottoposta a vincolo, che è ancora in corso.


Dunque un’operazione non semplice non soltanto per la quantità dei reperti esposti, ma soprattutto per le difficoltà di smontare i grandi plastici e diorami che per tanti anni sono stati uno dei biglietti da visita della collezione triestina. Quindi un passaggio indispensabile da compiere prima che le ditte specializzate entrino a Campo Marzio, dando l’avvio ai lavori veri e propri, quelli visibili a tutti.


A sobbarcarsi tutte le operazioni di smontaggio è il gruppo degli appassionati locali, lo stesso che 43 anni fa ha costituito all’interno dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste la Sat - Sezione appassionati trasporti.


«Stiamo attendendo che la Soprintendenza approvi il progetto definitivo – spiega l’ingegner Luigi Cantamessa, direttore della Fondazione che sta predisponendo il delicato intervento – e non appena avremo ricevuto il nulla osta verrà bandita una gara d’appalto, tramite “procedura negoziale”. Il tutto si svolgerà nella massima trasparenza e auspico che entro Natale avvenga la posa della prima pietra». I lavori di ristrutturazione del complesso della stazione di Campo Marzio procederanno per lotti: s’inizierà con quello su via Giulio Cesare, per un costo pari a 4 milioni di euro.


La spesa complessiva di riqualificazione dell’intero fabbricato, compreso il ripristino della copertura metallica in stile liberty a protezione dei viaggiatori (smontata nel 1942, il ferro venne in seguito destinato all’industria bellica), ammonta invece a circa 18 milioni di euro.


Il restauro avrà anche un’impronta triestina. «Si è costituito un presidio di giovani ingegneri triestini – conclude Cantamessa – che, partecipando a tutte le varie fasi lavorative del progetto, alla fine si sono appassionati a questo lavoro». La grande peculiarità di questa struttura, tanto da renderla unica nel suo genere in Italia, è quella di essere una “stazione – museo” ancora raccordata alla rete ferroviaria, elemento fondamentale per far partire o arrivare treni storici. Una volta restaurato, il Museo Ferroviario potrà diventare il secondo polo museale nazionale dopo quello di Pietrarsa (Napoli) che proprio lo scorso mese di marzo la Fondazione Fs ha ufficialmente inaugurato dopo un consistente maquillage.


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