Il “papà” di Radio Trieste festeggia i cent’anni

Aveva 24 anni quando fu assunto dall’Eiar, Ente italiano audizioni radiofoniche, che lo destinò alla sede di Firenze nel 1940 e a quella di Bologna nel 1942. L’anno successivo rientrò nella sede di Trieste, la sua città natale, dove però rimase pochi mesi perché l’emittente fu occupata dai nazisti. L’ingegner Guido Candussi, ingegnere triestino la cui vita è indissolubilmente legata alla storia della radio a cui ha dedicato con un meticoloso lavoro di ricerca tre volumi intitolati “Storia della radiodiffusione”, ha festeggiato il 2 febbraio i cent’anni. «Personaggio di candore e onestà assoluti - racconta Giorgio Vidusso, che fu capo della Sezione programmi in lingua italiana, poi sovrintendente al Teatro Verdi di Trieste e successivamente del Teatro dell’Opera di Roma - . Il vero portento è che quello che aveva nella testa è diventato poi Radio Trieste».
Candussi inizia la sua carriera all’Eiar la cui stazione triestina nasce ufficialmente nel 1931, nel nono anniversario della mussoliniana marcia su Roma, in piazza Oberdan 5, allora sede del Palazzo della Telve, la Società telefonica delle Venezie. L’ingegnere torna “a casa” nel 1943 ma, dopo l’8 settembre, con l’occupazione tedesca, l’Eiar diventa Radio Litorale Adriatico e trasmette in italiano, tedesco, sloveno, croato e russo. Nel maggio ’45, con i partigiani jugoslavi, diventa Radio Svobodni Trst - Radio Trieste Libera. Sotto il Governo militare alleato, dal 1945 al 1954, dapprima unificata con il teatro comunale, si trasforma in Ente Radio Trieste con due emittenti, una italiana e una slovena. Infine, dopo otto mesi dal ritorno di Trieste all’Italia, nel 1955, diventa la sede regionale della Rai.
Candussi rientra all’Ert come capo della Sezione tecnica nel ’47 e l’anno successivo viene promosso reggente mantenendo anche la responsabilità del Servizio tecnico. Nel ’54, dopo la partenza degli Alleati, è nominato direttore di Radio Trieste durante la gestione commissariale italiana e confermato nel ruolo, che ricopre fino al 1976, con il definitivo passaggio alla Rai. Vidusso ricorda quegli anni con orgoglio: «Potrei giocare sulle solite cose: l’onore, il patriottismo, la civiltà europea non nazista. Questo è certamente vero, ma più vera è l’invenzione della radio che abbiamo fatto. Gli angloamericani che avevo sulla testa si fidavano di me pur sapendo che io avrei teso la linea della libertà più avanti possibile ma in modo che non creasse casi internazionali».
Durante la gestione alleata ai microfoni di Radio Trieste si avvicendano nomi come Umberto Saba, Giani Stuparich, Nino Valeri, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Biagio Marin, il trio di Trieste e molti altri. Nel campo del varietà assai popolare è “El Campanon”, settimanale di vita cittadina di Duilio Saveri, Lino Carpinteri e Mariano Faraguna.
Ricorda ancora Vidusso: «Avevamo personale di primo ordine soprattutto nel campo musicale, per esempio Franco Russo o Guido Cergoli. Grazie a lui e alla sua orchestra si era riusciti a creare un mondo che musicalmente parlando non aveva eguali in Italia, nel senso che era autonomo e distinguibile, del valore degli altri e forse un po’ di più». Candussi dà man forte: «I rapporti con i dirigenti alleati erano giunti a un onorevole gentlemen’s agreement, quando un avvenimento luttuoso riportò tali rapporti all’anno zero il 5 novembre 1953, giorno in cui una manifestazione popolare in favore dell’annessione di Trieste all’Italia venne brutalmente stroncata nel sangue dai proiettili della polizia civile al comando di ufficiali britannici per ordine del comandante militare alleato, il generale Winterton, pure britannico, il quale non solo proibì la diffusione da parte dell’Ert dell’ordine del giorno della giunta comunale e di un comunicato al fine di rendere noto al pubblico lo svolgimento dei fatti, ma pretese la trasmissione radiofonica di una sua versione odiosamente parziale dei fatti medesimi».
L’ingegner Candussi e i suoi collaboratori, quel giorno, decidono di abolire tutti i programmi e trasmettere solo musica funebre o “seria” e l’annuncio del Gma viene letto con l’espressione, particolarmente sottolineata nel tono, “Secondo il comunicato ufficiale del Gma”, per far così capire agli ascoltatori che la stesura non è opera della redazione dell’Ert. Candussi e i suoi decidono di rassegnare le dimissioni ma i rapporti di stima reciproca consentono di superare la situazione. La storia prosegue. E il 6 maggio ’64 l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro inaugura la nuova sede Rai in via Fabio Severo.
Oggi Candussi, che è stato anche docente dal ’45 al ’73 della Facoltà di Ingegneria di Trieste, vive a Rovigo insieme alla figlia Gabriella e non solo conserva viva la memoria di questa Storia ma l’ha anche minuziosamente trascritta per i posteri nei suoi preziosi volumi, pubblicati a sue spese.
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