«Il reddito di cittadinanza non compensa Mia e Rei» L’allarme lanciato dall’Usb

Il reddito di cittadinanza sta mostrando la corda e c'è chi rimpiange le “vecchie” Mia e Rei. È il sunto dell'incontro organizzato ieri mattina dall'Unione sindacale di base nella sua sede di Ponziana.
La misura voluta dalla componente M5s del governo, stando a quanto emerso, nell'immaginario di tanta gente in difficoltà avrebbe rappresentato una sorta di ancora di salvezza, che ha fatto sperare in una vita dignitosa. Ma i suoi meccanismi di funzionamento si stanno invece facendo via via meno chiari e più farraginosi. «Il problema - ha spiegato Giorgio Vesnaver, di Usb - è che diverse persone, con Isee a zero e che vivono da sole, hanno percepito somme inferiori rispetto a quelle ricevute nei primi tre o quattro mesi dell’anno, quando le forme di sostegno al reddito e di inserimento attive erano la Mia o il Rei».
«In campagna elettorale - ha proseguito il sindacalista - si è parlato di un contributo di 780 euro ma poi si è presto capito che quello sarebbe stato solo un caso limite. La maggior parte delle persone, intanto, si aspettava di prendere 500 euro più l’affitto. La realtà a Trieste è stata però un’altra. In base alla trentina di casi segnalatici, le erogazioni sono state tra i 200 e i 300 euro, con picchi al ribasso di 76 euro».
Poi, un mese fa, oltre al danno la beffa: «La riduzione della mensilità di giugno è stata giustificata dall’inserimento del Rei tra i trattamenti 2019 che incidono sull’importo del beneficio. A darne comunicazione è stata una nota comparsa sul sito “Inps per la famiglia”. Per la Mia tale inserimento era scattato con la prima erogazione». Vesnaver ha anche sottolineato la poca disponibilità al dialogo degli sportellisti: «Chi richiede spiegazioni o un controllo dei meccanismi del RdC ottiene risposte inconsistenti o insufficienti. L’unica risposta chiara, avuta dai vari sportellisti, è stata una sorta di mantra che recitava che i calcoli, essendo stati fatti a Roma, non potevano essere sbagliati».
Ha infine preso la parola anche Patrizia Palcini, da aprile 2018 parte di Usb, nella cui sede porta avanti gratuitamente la Base informatica di supporto per le persone in stato di bisogno (Bis). Palcini ha raccontato la sua esperienza nella giungla del sostegno al reddito: «A 65 anni, disoccupata da nove, nel mondo del lavoro sono considerata alla stregua della merce avariata. Per questo sono stata tra chi ha richiesto il reddito di cittadinanza o di “fannulanza”, come lo descrivono alcuni benpensanti in rete. Non è però un problema circoscritto a pochi, in città: al mio sportello si sono presentate quasi 500 persone, chiedendo informazioni su come riuscire a districarsi nel labirinto di aiuti sociali». —
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