IL RITORNO DEL POLO

La partita di Gorizia ha premiato il centrodestra. Non solo, il candidato dell'Ulivo arriva appena terzo, quattro punti percentuali dietro don Bellavite, sostenuto da Rifondazione comunista e da una serie di liste costruite per l'occasione. Il successo di Ettore Romoli per la verità era annunciato, avendo fatto campagna elettorale da solo per molte settimane, mentre il centrosinistra era impegnato nella incredibile operazione suicida di accantonare prima il sindaco uscente Brancati e poi di inventare e distruggere molto rapidamente candidature in serie. Applicando semplicemente deiparametri normali, tutto il gruppo dirigente che ha messo il centrosinistra goriziano in condizione di perdere in modo così disonorevole dovrebbe farsi da parte per permettere l'emergere di una nuova leadership.


La sua responsabilità, infatti, è ancor più pesante perché il centrodestra aveva attribuito al voto di Gorizia un significato che andava ben oltre la conquista del Comune, dovendo rappresentare la rivincita sulla sconfitta subita 5 anni fa e l'inizio della rimonta per riprendere il controllo del governo regionale il prossimo anno. È vero che ogni elezione costituisce una storia a sé stante, ma è anche vero che è sempre legata da un filo a quella immediatamente precedente, soprattutto se ravvicinata nel tempo. L'atmosfera, vincente o perdente, creata attorno ad un partito o ad una coalizione in una elezione continua nel tempo. A Gorizia il centrosinistra deve riuscire a lanciare un messaggio molto chiaro e deciso che dimostri la effettiva volontà di superare tutte le operazioni di piccolo cabotaggio, i particolarismi, i giochi che hanno costruito le premesse da cui è iniziata la corsa vittoriosa di Romoli. Nel suo complesso, il Friuli Venezia Giulia conferma di essere una regione in cui il centrodestra prevale in misura netta.


Questo è il dato che emerge dall'ultima consultazione elettorale. Un risultato che è in linea con quello di tutto il nord Italia e che ancora una volta interpella il centrosinistra e il governo Prodi, lanciando in modo inequivocabile segnali di insoddisfazione, che governo e maggioranza sembrano o volere ignorare o non comprendere. Il risultato di queste elezioni pone però più di un problema anche al centro sinistra di questa regione. Gli unici risultati negativi per il centrodestra si sono avuti dove si è presentato diviso, come ad Aviano, a Grado, a Cormons. Dove invece si è presentato unito, i consensi sono stati nettamente superiori alle elezioni precedenti, con Forza Italia che guadagna in misura netta e la Lega che sembra risorgere e tornare ad essere protagonista, vincendo anche quando a Grado si allea con il centro sinistra per sostenere un candidato proviene dalle file di Alleanza nazionale.


Il successo del centrodestra, pur essendo fuori dal governo regionale e quindi non godendo dei vantaggi che ne derivano, si contrappone all'opaco risultato del centro sinistra. Ds e Margherita restano al palo o arretrano; la lista del Cittadini per il presidente conferma la fase inesorabilmente calante; Rifondazione ha risultati contraddittori, vincendo - grazie alle divisioni del centro destra - a Cormons e Aviano ma perdendo voti a Gorizia mentre il candidato di cui era stato il principale supporter si prende un numero di voti superiore alle attese. Mancando appena un anno alle elezioni regionali, non ha più molto senso soffermarsi sulle cause, per altro più volte e da tempo puntualmente sottolineate, che hanno portato i principali partiti del centro sinistra a non avere saputo costruirsi attorno consenso popolare. Per tali elezioni il centrodestra, vista la dimensione del consenso e, forse, ammaestrato del valore fondamentale dell'unità, comincerà a preparasi da subito, galvanizzato dalla prospettiva di una vittoria che sembra molto probabile.


Il centrosinistra ha ormai la certezza che in queste condizioni la partita per restare al governo della Regione diventa sempre più difficile. Può contare sugli errori degli avversari e può sperare sulle loro divisioni. In politica è utile anche questo, ma è più saggio lavorare su se stessi, cominciando immediatamente a presentare un volto ed un programma riformisti. Presentarsi con un candidato presidente capace di sparigliare il campo nemico e di raccogliere consensi oltre la propria maggioranza ufficiale può essere il valore aggiunto determinante.

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