Il rudere della casa esplosa al Comune. Ma c’è un nodo

Francesco Fain
Partiamo da quel 20 giugno di un anno fa. Una data rimasta scolpita nella memoria collettiva in città. A causa di una fuga di gas, si accartocciò in pochi secondi un edificio di tre piani in viale XX Settembre, causando la morte di tre persone: oltre a Sabina Trapani, morirono il compagno Miha Ursic e il residente al pianoterra, Fabrizio Facchettin. Alla fine, emerse ciò che si temeva: era stato Facchettin, vittima di sofferenze psichiche e in cura al Dipartimento di salute mentale, a far esplodere la casa. Successivamente emerse un’atroce beffa che si aggiungeva al danno: la famiglia Trapani avrebbe dovuto sostenere i costi della rimozione delle macerie e della messa in sicurezza dell’intera area.
Il sindaco Ziberna, vista la richiesta di un atto di pietas da parte della “controparte”, rispose che non era possibile: «Dopo aver fatto tutte le verifiche del caso, è emersa l’impossibilità per il Comune di farsi carico di spese e iniziative che competono al privato proprietario, pena responsabilità di natura contabile a carico dell’ente che rappresento, censurabili dalla Corte dei conti», disse nel giugno scorso.
Ci sono stati sviluppi? A quanto pare, sì. A fare il punto è lo stesso primo cittadino che aveva indicato anche una scappatoia per evitare alle famiglie colpite dal lutto di doversi sobbarcare il peso delle spese per la rimozione delle macerie. Ovvero: donare la proprietà al Comune che, a quel punto, avrebbe potuto intervenire, ripulire tutta l’area e, in seconda battuta, trasformarla eventualmente in un piccolo parcheggio pubblico.
E pare che si stia andando proprio in questa direzione. Non senza un intoppo, però, che rischia di far passare altro tempo. Racconta Ziberna: «Stiamo attendendo che la proprietà offra in dono la casa crollata al Comune. Ad oggi – spiega – non c’è alcuna offerta e, pertanto, le famiglie dovrebbero provvedere allo sgombero. In realtà, il dilatarsi dei tempi deriva dalle previsioni di legge: quando un bene è senza eredi (la famiglia del responsabile dell’esplosione ha rinunciato all’eredità) essa va allo Stato e, solo successivamente, questo potrà donarlo al Comune. Questo passaggio allungherà i tempi, senza dubbio di almeno un anno abbondante».
Quindi, par di capire che la famiglia Trapani sia entrata nell’ottica di cedere tutto, gratuitamente, al Comune per essere sollevata dalle spese di rimozione delle macerie? «La famiglia veneta sì – risponde sicuro Ziberna –. Ma la proposta della donazione deve giungere ufficialmente da tutti».
Tornando indietro con la memoria, le accurate perizie tecniche evidenziarono come la responsabilità dell’esplosione era ed è “ascrivibile” alla condotta deliberata di Fabrizio Facchettin, vittima di sofferenze psichiche e in cura al Dipartimento di salute mentale. Del resto, l’ipotesi del suicidio, la più difficile da digerire, incomprensibile ai più, era stata quella su cui erano sembrati convergere, sin dalla prima ora, tutti gli elementi, tutte le indagini. I vigili del fuoco si accorsero, quasi nell’immediato, di un’inquietante e angosciante anomalia: le tubature del gas apparivano tranciate di netto. –
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