Il sovrintendente Pace: «Al Verdi non corriamo più rischi»

«Lavoreremo con attenzione ma il problema è risolto»

«Il problema ora è chiuso definitivamente, per quanto si debba comunque lavorare con attenzione». Stefano Pace è il sovrintendente del Verdi. Ha ben chiaro lo sforzo fatto per ottenere i fondi nazionali e l’impegno che deve assicurare per restare nel piano di risanamento. «La seconda fetta di 3,7 milioni – ripercorre – doveva essere autorizzata attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi previsti dal piano. Una somma che ora ci permette di estinguere i debiti con la banche e il debito rimane solo con il ministero, con un interesse dello 0,5%. Un tasso certamente vantaggioso, che ci consentirà di garantire notevoli risparmi». La somma arriverà nelle casse della Fondazione entro la fine di giugno, «una volta avvenuto ciò, il capitolo banche è concluso». Il sovrintendente è ben conscio di ciò che significa per il futuro del teatro. «Devo dire che sono molto soddisfatto perché il versamento che riceveremo indica anche la qualità del lavoro svolto fin qui negli ultimi mesi. Un lavoro necessario per poter presentare tutta la documentazione che il commissario di governo ci chiedeva e che doveva quadrare con gli obiettivi concordati nel piano. Capitolo chiuso, sebbene si debba fare molta attenzione con i conti». Pace ricorda il mutuo con la Regione «che ci ha sostenuto grazie alle rate abbuonate. Cifre che - a bilancio – restano. Ma sono scritte, appunto, e pure nel piano. Con una gestione oculata sarà possibile non contrarre più alcun debito con le banche e se noi lavoriamo come si deve, e se le istituzioni mantengono il loro livello di sostegno, non corriamo più il rischi». Nel 2014, fa notare subito dopo il sovrintendente, «avevamo raggiunto l’equilibrio e stiamo lavorando per fare altrettanto per il 2015. Non ci dovrebbero essere problemi. Comunque è dal 2012 che raggiungiamo il pareggio, elemento essenziale per prendere i finanziamenti nazionali. Altrimenti avremmo perso una quantità di denaro tale che avrebbe fatto cadere la Fondazione in un circolo vizioso». (g.s.)

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