Il Tre Maggio spera Ora ci sono i partner

. Appeso ad un filo di speranza. Lo storico cantiere navale di Fiume, il Tre Maggio, ha ricevuto le offerte di cinque potenziali partner, interessati alla conclusione dei lavori di costruzione di tre navi, il cui approntamento era cominciato più di un anno fa, ma interrotto dopo che lo stabilimento di Cantrida (non più supportato finanziariamente dallo Stato croato) era stato costretto a fermarsi per mancanza di denaro necessario all’acquisto di materia prima.
Le cinque offerte saranno prossimamente sottoposte all’attenzione del governo del premier Andrej Plenković, che dovrà esprimersi in merito poiché la ripresa della produzione a Cantrida – rione occidentale di Fiume, in cui si trova il cantiere – comporta automaticamente il sostegno finanziario statale. In pratica, Zagabria dovrebbe accendere un mutuo di 100–150 milioni di euro, che secondo gli esperti converrebbe eccome perché contribuirebbe alla salvezza del Tre Maggio e di centinaia di posti di lavoro, garantendo alle casse statali entrate non indifferenti. Naturalmente il placet dell’esecutivo Plenković necessita del disco verde dell’Unione europea, che può accettare o bocciare il piano di Zagabria.
Il governo croato è stato chiaro: per chiedere l’ottenimento del prestito, dovrà risultare assodato che la vendita delle tre navi ultimate sarà conveniente e non comporterà ulteriori buchi finanziari. C’è poi una quarta nave, una portarinfuse commissionata dall’armatrice canadese Algona, i cui lavori sono andati avanti nella misura del 30 per cento.
I nordamericani hanno fatto sapere alla direzione del Tre Maggio di non avere alcuna intenzione di rinunciare alla commessa, a prescindere dalla gravissima crisi che sta attanagliando lo stabilimento fiumano. Grazie specialmente alla fruttuosa collaborazione degli anni passati, la Algoma ha voluto concedere ancora un’opportunità ai cantierini fiumani (ne sono rimasti poco più di 800), esprimendo la fiducia nei loro confronti.
A Cantrida temono soprattutto una cosa e riguarda la prossima, ennesima udienza prefallimentare, che si terrà l’1 agosto al Tribunale commerciale di Fiume. Finora la giudice Ljiljana Ugrin ha avuto un occhio di particolare riguardo nei confronti del Tre Maggio, rinviando regolarmente l’inizio della procedura che porta al fallimento, sostenendo nelle sette udienze precedenti che sussistono i presupposti per estrarre il cantiere dalle sabbie mobili in cui è caduto. Una tesi che non sembra campata in aria.
Grazie all’operato del direttore generale dello stabilimento, Edi Kučan, e a quello del Comitato di controllo, presieduto dal sindacalista Juraj Šoljić, si è riusciti a depennare beni sottoposti a pignoramento per un valore di 80 milioni di kune, circa 10 milioni e 813 mila euro. È stato un forte attestato di fiducia da parte dei creditori, tenuto conto che nemmeno due mesi fa i debiti ammontavano a 160 milioni di kune (21 milioni e 626 mila euro). Restano ancora 80 milioni, di cui la stragrande maggioranza riguardano gli arretrati da versare ai lavoratori e le pendenze nei riguardi dell’Azienda elettrica croata. –
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