Illy e le prove di forza

Gli ultimi comportamenti in stile per così dire decisionista del presidente della Regione Illy (sul cementificio di Torviscosa, l'elettrodotto in Carnia, il rigassificatore a Trieste, l'alta velocità ferroviaria) sono finiti, com'è naturale, sotto i riflettori dei mass media. Essi hanno fatto sollevare questioni relative allo sviluppo sostenibile.


E questioni relative alla corretta prassi della democrazia e della mediazione politica, riproponendo anche l'alternativa - di sessantottina memoria - fra politica dall'alto e politica dal basso. Sono problemi molto impegnativi, e su vicende per niente irrilevanti soprattutto per certi parti della società e del territorio regionale, ma nel caso in questione porli significa sostanzialmente fermarsi alle apparenze del problema. Qual è invece il cuore del problema sollevato dai recenti comportamenti di Illy? Per capirlo è necessario soffermarsi sulla sua fisionomia politica, osservandola in tutto l'arco della sua esperienza di imprenditore prestato alla politica, come si usava dire, un'esperienza che dura ormai da quasi un quindicennio.


Da uomo essenzialmente pratico, qual egli è, non lo si è mai visto fare qualcosa allo scopo di sollevare i grandi temi del dibattito politico. Assai più a cuore invece gli è stato e gli sta qualcos'altro: definire con estrema chiarezza i rapporti con le forze politiche che l'hanno sostenuto all'insegna di un principio del genere: questo lo faccio io, questo lo fate voi. Fino ad ora -prima al Comune di Trieste e poi in Regione- la divisione dei compiti è stata all'incirca di questo tipo: voi vi giocate con il consiglio comunale (o regionale), con i dibattiti che nessuno ascolta, con le interminabili riunioni di corridoio, con le conferenze stampa di fronte a un pubblico annoiato, con i convegni nei quali si sa già cosa si andrà a raccontare, magari anche con le auto blu; io mi gioco con la politica, la politica che decide (oggi sulle questioni che si sono dette e ieri sugli assessori, il bilancio, i vertici di Friulia e di Insiel ecc.), quella politica cioè che attrae l'attenzione dei mass media che contano e può quindi stimolare gradevolmente il proprio narcisismo, una dote che chi fa politica in una società mediatica ha ricevuto in abbondanza da madre natura.


Tornando al versante serio del tema che si sta esaminando, collocati all'interno della sua intera esperienza politica, i recenti comportamenti di Illy non riflettono niente di nuovo. Semplicemente, di fronte alla prossima scadenza elettorale, le elezioni regionali che si terranno all'incirca fra un anno, egli propone un test alle forze politiche che si sono dette disposte a sostenere una sua ricandidatura, un test che gli serve per sciogliere le proprie riserve in merito. Per inciso, non è l'unico test che gli interessi, l'altro sarà sicuramente il risultato della prossima consultazione amministrativa, che è ormai caricata direi fino alla saturazione di contenuto politico nazionale.


Cosa vuol dunque verificare con questo test? Se permangono le condizioni -condizioni invidiabili, è da dire- che hanno accompagnato la sua discesa in campo politico alla fine del 1993 e che da allora nessuno ha mai messo in discussione. Sono due, in sostanza, queste condizioni: l'aver mano libera di fronte ai partiti fino al punto da abbandonarsi all'antipartitismo, ed essere il candidato insostituibile, privo di alternative. Il che vuol dire che, se non accetta, si perde. Vogliamo fare la prova del nove al riguardo? Con Illy a Trieste il centro-sinistra ha vinto due volte, andatosene Illy ha invece perso due volte. Con queste condizioni Illy ha avuto e ha il coltello dalla parte del manico. Ma allora perché oggi vuol compiere un test al riguardo, perché vuol verificare se valgono ancora? La risposta ha a che fare con lo scenario regionale bensì con quello nazionale, con due fatti in particolare: la pessima performance del centro-sinistra attestata da tutti i più recenti sondaggi d'opinione, e in secondo luogo il nuovo che avanza, cioè il nascente partito democratico. E facilmente comprensibile che in quanto nuova forza politica non possa non manifestare un accentuato bisogno di protagonismo.


Ma allora una domanda sorge: in regione chi è il dominus del centro-sinistra? Illy o il partito democratico? Come a Roma, del resto: è Prodi oppure Fassino, Veltroni, Bersani., la Finocchiaro o qualcun altro ancora? Curioso questo fenomeno: il nuovo destabilizza. Oh, può darsi che in futuro sia capace di riassestare, ma quanto ora conta è che destabilizza. Anche quello fra Illy e il centro-sinistra è dunque un rapporto destabilizzato. È un fatto del tutto evidente dalle reazioni che nel centro-sinistra si sono avute di fronte ai recenti comportamenti del presidente della regione. Conviene mantenerlo questo rapporto anche se destabilizzato? Certo, ma per il semplice fatto che non ci sono alternative, un po' come capita ai separati in casa. Ecco dunque la sostanza delle recenti vicende politiche attraversate dal centro-sinistra regionale: ormai il re è nudo.

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