Illy "old style"

Cementificio sì, cementificio no, rigassificatori nel golfo e/o a terra, elettrodotti per importare energia meno cara, Corridoio 5? Scelte di fine mandato accomunate da un comune denominatore: il rischio dell'impopolarità. Questo rischio per le elezioni del 2008 (ma Illy sarà veramente un candidato?) i camaleonti della vecchia politica non l'avrebbero mai corso. Così infatti si perdevano i semestri che precedevano le elezioni, così spesso avviene nelle istituzioni in cui è possibile la rielezione: si congelano le decisioni difficili per non scontentare chi dovrà esprimere la sua preferenza. Certamente alcuni possono essere insoddisfatti da questo tatticismo, ma pochi saranno decisamente contrari al candidato.


In tal modo la fine del mandato entra in una prematura fase di sofferto immobilismo gestionale. Senza entrare nel merito dell'opportunità di posizionare queste allocazioni non facili e non gradite (a favore del sì o del no sono state riportate dalla stampa argomentazioni ampie e approfondite), soffermiamoci sulle ragioni del presidente, anzi ancor meglio sul ragionamento di Illy. Il ragionamento è un prodotto del pensiero. Pensare è un processo neuropsicologico determinato da leggi che descrivono i percorsi della mente. Le cose spesso sono più complesse di quanto possa apparire; quando le soluzioni non sono semplici ci si trova di fronte al dilemma.


Quanti dilemmi deve affrontare un politico? Il quesito, solo apparentemente giocoso, è più serio di quanto può apparire, se derivato da una domanda così posta. Uno dei dilemmi più difficili della vicenda politica contingente sembra essere quello che deriva dal nesso inscindibile fra sviluppo e ambiente, fra energia ed ecosostenibilità, fra benessere e povertà vecchia e nuova, fra etica e politica, fra lavoro e qualità della vita, fra regole del lavoro (sicurezza in particolare) e competitività, fra mercato e meno mercato (visto che di non mercato non si può parlare). Questi sono dilemmi di grande valore strategico, ai quali possono far seguito sul piano pratico numerosi interventi e decisioni di portata più limitata.


Sembra una corsa ad ostacoli o un dedalo di strettoie entro le quali l'azione politica deve trovare soluzioni per ridurre i rischi di rimanere soffocata dai dilemmi delle scelte. La domanda che ci si pone è: perché ora, perché proprio ora in dirittura d'arrivo fare scelte "old economy", parafrasando il titolo dell'acuto editoriale di Baraldi (Il Piccolo, domenica 20 maggio 2007). Lo stesso editoriale reca una considerazione sull'uomo Illy: "Conoscendo la correttezza del governatore, la risposta può essere una sola: perché il sistema industriale regionale riesce a produrre solo questo e preme per ottenerlo".


Dunque governare significa affrontare anche in tempi pericolosi temi scottanti, significa anche andare a spiegare quello che nessuno vuol sentirsi dire: che anche gli interventi scomodi fanno parte del prezzo che dobbiamo pagare per le comodità o presunte tali, per perpetuare un modello di sviluppo al quale pochi sembrano voler rinunciare soprattutto perchè non ci si mette mai d'accordo su chi incomincia per primo a fare sacrifici piccoli, come usare il mezzo pubblico, e grandi, avere vicino l'inceneritore o il cementificio al posto del prato verde. Dunque un problema riguarda chi incomincia per primo, l'altro da dove si comincia, cioè quali interventi realizzare o non realizzare.


Questa è una strada sulla quale avremmo dovuto trovarci impegnati qualche decennio fa: la leadership politica non può giocare di rimessa, quando i problemi sono importanti le scelte devono essere un tanto condivise, ma il gioco delle parti politiche non può essere speculativo e detrattivo solo per opportunità contingente. Vale oggi questo principio per questa maggioranza, come domani per altri assetti amministrativi che si trovassero impegnati ad affrontare questioni di portata storica per lo sviluppo del territorio, per la qualità della vita, per la conservazione della competitività del nostro sistema economico e occupazionale. D'accordo o in disaccordo sulle ragioni delle scelte, per quanto riguarda il piano della prassi, al governatore va riconosciuto di aver avviato un percorso tanto più difficile quanto più prossimo alla scadenza elettorale.


A pensar male si potrebbe ipotizzare che il governatore abbia presunto troppo di sé e, se uscito vincitore dalla morsa delle molteplici e variegate opposizioni, si sarebbe trovato più isolato, ma più forte come leader. L'ipotesi alternativa è che il profondo convincimento dell'opportunità di certe scelte derivi da scienza e coscienza maturate in anni di gestione della cosa pubblica: un ritorno al passato, all'Illy "old style", quello del primo mandato a sindaco, un amarcord dei tempi migliori. La lectio pedagogica della rana cinese che muore di assuefazione al calore lento ma si salva immersa nell'acqua bollente, sembra messa in atto nella prassi di governo della Regione con un limite invalicabile: gli uomini non sono rane e la reazione è ben più articolata e complessa anche quando vengono adottate opportune strategie di comunicazione e di ricerca del consenso che in questa occasione sembrano essere state inopportunamente trascurate.
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