Impero immobiliare da 895 milioni Ma al Comune ne frutta soltanto 5,4

Dagli alloggi alle chiese. L’assessore Giorgi: «Interventi sui beni per evitare la perdita di valore». L’emergenza sport
Silvano Trieste 2020-05-05 Il Municipio
Silvano Trieste 2020-05-05 Il Municipio



Il Comune ha aggiornato l’inventario del suo patrimonio immobiliare che viene stimato, con riferimento al 2019, la rispettabilissima cifra di 895 milioni 119.721,64 euro. Quasi un milione di euro in più in confronto al 2018. Le due operazioni più importanti, che con i segni “più” e “meno” hanno caratterizzato le due annate, sono l’acquisto dell’ex Duke dall’Ezit in liquidazione, per farvi il nuovo mercato ortofrutticolo, e la permuta con il Teatro Verdi tra il capannone di Valle Noghere e la sala Tripcovich, per salvare il bilancio dell’istituzione artistica.



Nelle stanze di palazzo Costanzi, che ospitano l’immobiliare municipale, il dirigente del servizio Luigi Leonardi raccoglie ulteriori elementi statistici: le proprietà del Municipio si sostanziano in 5470 unità immobiliari e 5190 particelle catastali che in parte possono tradursi in terreni. Nell’ambito delle unità immobiliari emergono 2660 alloggi e 160 negozi. Un impero che pochi Comuni italiani possiedono. Ma un impero – commenta l’assessore Lorenzo Giorgi – «molto frammentato e di vecchia origine, quindi di ardua gestione». La stessa stima di 895 milioni è indicativa, costruita con una certa approssimazione sulla base delle rendite catastali e dei valori di mercato.



L’elenco di 21 voci articola i possedimenti municipali. I capitoli di maggiore capienza riguardano i fabbricati scolastici (circa 265 milioni di euro), più di un quarto del totale; seguono i fabbricati a uso abitativo valutati quasi 188 milioni; poi, sotto la criptica definizione “non altrimenti classificati”, oltre 136 milioni di altri immobili; gli impianti sportivi quotano 110 milioni; la somma di musei, teatri, biblioteche supera i 70 milioni; i fabbricati a uso commerciale e istituzionale restano poco al di sotto dei 70 milioni. I fabbricati industriali e “costruzioni leggere” valgono quasi 21 milioni.



Ma è tutto uno straordinario pozzo di San Patrizio dove si trovano chiese, asili, infrastrutture demaniali e idrauliche, fabbricati ospedalieri. Ci sono classificazioni in corso di revisione per 7,2 milioni di euro. Ebbene, questo ben di Dio frutta alle casse comunali 5,4 milioni all’anno, se si eccettuano i parcheggi “in struttura”. Locazioni, concessioni, canoni ecc: un introito veramente molto modesto. «Si pensi – riprende Giorgi – che gli oltre cinquanta impianti sportivi di proprietà non arrivano a versarci 80.000 euro».



Mettere le mani seriamente su un patrimonio immobiliare di questa portata quantitativa/qualitativa implica una prospettiva di lavoro che evidentemente non può essere racchiusa nei dieci mesi ancora a disposizione della terza giunta Dipiazza. Giorgi mette in fila quattro proponimenti per il rush finale: «Finora l’immobiliare è risultata la Cenerentola delle politiche comunali, invece fin dal prossimo autunno dovrà essere una delle priorità dell’amministrazione. Perché se non troviamo i mezzi finanziari per intervenire, il patrimonio si deteriora a detrimento del suo valore».

Secondo: «Non basta vendere e realizzare. Dobbiamo vendere quello che non ci serve e sistemare quello che è recuperabile ai fini della comunità. Quindi ricognizione e classificazione puntuali, perché spesso non sappiamo esattamente quello che abbiamo». Terzo correlato al precedente: «Una buona gestione immobiliare ha bisogno di professionisti del settore, per questo occorre intensificare i rapporti con le “sgr” (società di gestione del risparmio, ndr) e con i fondi privati». Quarto: «Un piano Marshall per l’impiantistica sportiva. La metà delle strutture ha raggiunto il limite dell’obsolescenza». —



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