In Porto Vecchio si parte dalla darsena

I concessionari hanno presentato il plastico e rivelato i tempi dei diversi lotti. Precedenza ai magazzini storici centrali, in coda il terrapieno di Barcola

Sarà il Magazzino d’epoca numero 26, quello restaurato e già illustre, che ha spalancato Porto vecchio alla città, e che attualmente è il più grande d’Europa con quella data di nascita, a essere anche nel prossimo futuro l’apripista della colossale operazione di riscrittura di tre chilometri e mezzo di costa su 44 ettari di terreni, del valore oggi calcolato (per 10 anni di lavori) in un miliardo di euro.

Ieri il plastico in scala 1:500 del Porto vecchio di domani, realizzato con perizia da Francesco Cocolin di Cervignano per lo stand della concessionaria Portocittà allestito sulle rive nell’ambito del Villaggio Barcolana, è stato ufficialmente presentato dall’ingegner Corrado De Francisco, direttore Sviluppo di Portocittà per il socio Rizzani de Eccher, accompagnato dal presidente Marco de Eccher, mentre il direttore immobiliare Luca Fantin è arrivato poco dopo, direttamente da un cantiere della Nigeria. A due passi, lo stand «fratello» di Portopiccolo: la Baia di Sistiana, stessi realizzatori, un altro faraonico intervento sulla costa.

Nel 2013, data prevista per l’inizio dei lavori, sarà perfezionata l’ultima parte ancora al grezzo del 26, e si metterà mano ai due magazzini antistanti, il 24 e il 25, da restaurare altrettanto filologicamente con strutture a servizio della nautica, alberghiere e di commercio in tema.

Di seguito, ma nell’ambito dello stesso primo lotto, sarà realizzato il porticciolo per 180 approdi, chiuso dal Molo zero (C1). Forse nel contempo si potrà avviare anche la costruzione della seconda darsena (C2), accanto al Molo III, altrimenti questo passerà alla seconda fase, che aggredirà le costruzioni esistenti davanti al polo museale della Centrale idrodinamica, dove saranno creati spazi per congressi ed espositivi.

Dietro il “26”, ma verso la ferrovia, ci sono altri 3 magazzini “storici” e vincolati che verranno destinati a formazione e ricerca. Dietro il Molo III invece, ha ricordato De Francisco, troveranno casa centri direzionali. Non si parla in questa fase di abitazioni residenziali, ma tutti i «capannoni» non di epoca, per i quali c’è il permesso di demolire e ricostruire, sono aperti alle idee.

Da abbattere in futuro per esempio i tre adiacenti allo stesso “26”, ora occupati dalla ditta Crismani che dovrà lasciarli, mentre l’Adriaterminal ha una concessione fino al 2023. Al posto delle tre costruzioni, servizi per la nautica.

La parte verso Barcola, ha annunciato De Francisco, è l’ultima nel cronoprogramma: si comincerà a lavorare (oggi si pensa) fra cinque anni, ma si calcola però in pochi mesi il tempo per allestire il concorso internazionale di architettura da cui dovrà scaturire il nuovo volto del terrapieno, per adesso dunque prudentemente visualizzato con molti alberi (questa sarà la direttiva) ma con accenni di volumetrie ancora trasparenti. Non si sa dunque se proprio qui verranno previsti anche spazi a spiaggia (poiché già abbondanti sono quelli per le barche), o se proprio qui potrà approdare quell’appunto già immensamente contestato «consiglio» di costruire anche case da abitare, per non rendere il luogo sepolcrale a ogni tramonto, idea poi sposata dalla nuova amministrazione comunale.

I concessionari restano per adesso attenti a indicare solo quanto prevede e concede il piano regolatore (portualità allargata, ricerca, nautica), del resto la concessione a Rizzani de Eccher, Maltauro, Banca Intesa e banca Sinloc dura ben 70 anni e ci sarà da fare anche per i nipoti.

«Sentiamo una forte responsabilità verso un patrimonio storico-culturale di questa portata, e nel riscrivere 3,5 chilometri del waterfront triestino, un bene unico a livello europeo e internazionale» ha detto De Francisco, augurandosi che il prossimo anno la Barcolana possa veleggiare davanti al Porto vecchio e citando i «vicini di casa» che abitano l’ex città proibita: i 5 magazzini in concessione a Greensisam adiacenti il Molo IV, i bagni dopolavoristici, l’Adriaterminal che continua a lavorare.

Nel tempo che intanto scorre si susseguono riunioni con la Soprintendenza e l’Autorità portuale per mettere a punto i dettagli di ogni singola realizzazione. Non da ultimo c’è da progettare la rotatoria su viale Miramare che completerà la viabilità oggi risolta per la Biennale con una bretella, e proprio in quei paraggi sorge l’ennesimo magazzinetto «protetto», che contiene due vecchie motrici, e che diventerà un Infopoint d’ingresso. È cominciata però anche la fase in cui si lanciano messaggi (anche all’estero) per cercare investitori nel settore alberghiero e turistico interessati a mettere radici in Porto vecchio.

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