In tremila alla Risiera: non vinca l’antipolitica

Non perdere la fiducia nelle istituzioni che proprio dalla Resistenza sono nate sebbene molti di coloro che le hanno occupate negli ultimi anni non abbiano dato esempio di onestà e senso dello Stato. É stato il concetto cardine dei discorsi ufficiali e no ieri alla Risiera di San Sabba, unico lager nazista dell’Europa meridionale dotato di forno crematorio, dove si è svolta alla presenza di oltre tremila persone e con l’assenza di qualsiasi esponente politico di centrodestra, tranne Giorgio Ret, una delle principali cerimonie italiane per festeggiare il sessantottesimo anniversario della Liberazione. «Il discredito della politica e dei suoi rappresentanti, sempre più dilagante, e purtroppo non sempre infondato, si riflette pericolosamente e coinvolge le stesse istituzioni democratiche attorno a cui, invece, va mantenuto un vigile e costante presidio - ha affermato il sindaco Roberto Cosolini - La memoria del sacrificio e dell’immane fatica che sono costate la perdita della democrazia e la sua ricostruzione, in una parola la memoria della Liberazione e la festa del 25 aprile - ha concluso - ci devono sorreggere e continuamente orientare nella difesa delle istituzioni repubblicane e dei valori che esse incarnano». Sulla stessa questione, ma vista da un altro lato, ha inisistito anche Mirko Sardoc, sindaco di Sgonico, nel suo discorso in italiano e sloveno: «Le istituzioni devono riacquistare la fiducia della gente, ma parallelamente il lavoro, base della dignità dei cittadini, deve tornare a essere un diritto».
Per la prima volta è stata presente alla cerimonia in Risiera la bandiera della Brigata ebraica che, inquadrata nell’Ottava armata britannica contribuì alla liberazione dell’Italia, accanto ai labari dei deportati, ancora in prima fila con i fazzoletti biancoazzurri, dei Caduti, dei partigiani, dei Volontari della libertà, di associazioni combattentistiche e d’arma, del Comitato internazionale della Risiera, dei gonfaloni di Trieste e Muggia, decorati rispettivamente di medaglia d’oro e d’argento al valor militare e scortati dalla Polizia municipale in uniforme storica. Gli onori militari sono stati resi da un picchetto del Reggimento Piemonte Cavalleria. Due ragazzi hanno riferito di un recente pellegrinaggio fatto ad Auschwitz. «Dobbiamo ringraziare coloro che ci hanno donato queste celebrazioni, quasi una festa che ormai si svolge sotto l’ombrello di tutta l’umanità unita nei medesimi ideali», sono state alcune parole pronunciate dal rabbino Itzhak David Margalit che ha officiato il rito ebraico, mentre il vescovo Giampaolo Crepaldi, l’archimandrita Grigorios Miliaris, il parroco Rasko Radovic, il pastore Ruggero Marchetti hanno officiato i riti cattolico, greco-orientale, serbo-ortodosso e delle comunità evangeliche. Il sindaco Cosolini, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il prefetto Francesca Adelaide Garufi e il consigliere regionale Franco Codega hanno deposto la prima corona d’alloro sotto la lapide che ricorda il forno crematorio, mentre altre sono state deposte dai sindaci degli altri Comuni della provincia e dalle associazioni.
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