«Inchieste amianto: giustizia colpevole per i pesanti ritardi»

«Questo processo passerà alla storia di questo territorio»: esordisce così l’avvocato Riccardo Cattarini nell’arringa a difesa di Marino Visintin e Mario Bilucaglia, i due responsabili della sicurezza all’interno del cantiere di Panzano e imputati anche loro di omicidio colposo nel maxiprocesso che si celebra al tribunale di Gorizia.
Cattarini - cita più volte la sua appartenenza alla comunità Monfalcone che ha subito questo dramma («Ho partecipato a molti funerali di conoscenti morti per l’amianto») - nella sua introduzione lancia pesanti macigni. Uno è rivolto alla Procura della Repubblica: «Per molto tempo le indagini su questa tragedia sono state sonnecchiose e lasciate riposare». E per dare un’accelerata all’inchiesta ci sono voluti un intervento della Procura generale che ha avocato a sè l’inchiesta e la marea montante delle proteste da parte dei familiari degli operai morti, che si sono rivolti pure al presidente Napolitano. Cattarini non c’è l’ha con i due pm che in aula rappresentano l’accusa. Anzi. «Voglio dare atto a due pm, Valentina Bossi e Luigi Leghissa - ha sottolineato il legale - che se non ci fossero stati loro, e il pool creato appositamente, questo processo non si sarebbe mai fatto».
Poi alza il tiro. «In questa tragedia collettiva siamo responsabili un po’ tutti - rimarca - dalla politica alle organizzazioni sindacali –; si è giocata una partita: da una parte occupazione e lavoro, dall’altra la salute. Non si è saputo decidere».
Parlando più specificamente delle imputazione rivolte ai suoi clienti (i pm hanno chiesto comunque per loro l’assoluzione), Cattarini ha precisato come i loro ruoli all’interno del cantiere di Panzano non avessero alcun potere di decisione sull’utilizzo dell’amianto o di altri materiali, scelte che spettavano invece ai vertici dell’azienda. D’altra parte Visintin e Bilucaglia, che non sono mai entrati nelle successive inchieste svolte dalla Procura, erano stati prosciolti nelle udienze preliminari da due diversi giudici.
«Quindi una sentenza di condanna comporterebbe un pasticcio colossale - ha spiegato il loro difensore -: assolti in una stanza del tribunale e condannati in un’altra per le stesse identiche accuse».
Ma a un’altra sentenza si è riferito l’avvocato Cattarini. Quella emessa dai loro colleghi di lavoro. «Sia Visintin che Bilucaglia - ha detto - hanno avuto molti colleghi morti di amianto. Hanno partecipato ai funerali e nessun collega nè i familiari li hanno accusati di alcuna responsabilità». E poi rivolto al giudice monocratico Trotta: «Quale che sia la sua sentenza, i loro colleghi li hanno già assolti».
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