Scontro mortale a Monfalcone: l’uomo stava andando a lavorare in cantiere

Salvatore Cugusi, 60 anni di Nuoro, residente a Ronchi, si è scontrato con lo scooter contro un furgone diretto in aeroporto

Tiziana Carpinelli

Un rettilineo percorso chissà quante volte prima, in sella allo scooter Yahamha T-Max, per raggiungere il cantiere di Panzano. Il semaforo, alle 5.50, verde. Via libera, dritto e poi la lieve curva verso via 4 Novembre, la strada che sfocia sul canale Dottori. C’è poco traffico. Ma è quello che basta per spezzare per sempre una routine. Per recidere, dopo 60 anni di vita, l’esistenza di Salvatore Cugusi, nato a Fonni, nel Nuorese, il 14 aprile 1965.

Tuta blu dell’indotto, vicina oramai alla pensione: chi era il 60enne morto nello schianto a Monfalcone
A sinistra Salvatore Cugusi, a destra un’immagine dell’incidente (foto Bonaventura)

In direzione opposta un furgone grigio con targa slovena – si tratta di un vettore che sta trasportando in quel frangente due viaggiatori inglesi all’aeroporto – centra in pieno il grosso motociclo. Cugusi, residente a Ronchi dei Legionari, lavoratore di una ditta dell’appalto Fincantieri, rovina sull’asfalto, riportando lesioni gravissime. Alla guida dell’altro mezzo, che si ferma, un conducente iraniano, sulla trentina.

Scattano i soccorsi. Ma le condizioni di Cugusi sono disperate. Ha traumi al volto, al torace e all’arto inferiore, dislocato, con fratture esposte. Il ritmo cardiaco è agonico: c’è un’aritmia ventricolare estremamente grave.

Gli operatori sanitari giunti in tempi brevi con l’ambulanza, tentano ogni rianimazione, in attesa dell’équipe dell’automedica e dell’elisoccorso. Alle 6.30 i mezzi, affiancati a quelli – due volanti – frattanto intervenuti dal Commissariato di Polizia e dal Comando dei vigili di via Rosselli per rilievi e traffico, sono ancora sul posto. Poi, l’ambulanza parte a sirene spiegate verso l’ospedale San Polo. Dove, dopo prolungata rianimazione, purtroppo ai medici non resta altro che constatare il decesso di Salvatore Cugusi. Nulla più da fare, irreversibili le sue condizioni, troppo violento l’impatto a seguito del sinistro. Il 60enne di origini sarde, separato, lascia due figlie e sette fratelli, tutti residenti in Sardegna, e una compagna di qui.

La dinamica è in queste ore al vaglio della Polizia, ma sul punto insiste la rete di videosorveglianza comunale e la ricostruzione dovrebbe avvalersene, cristallizzando ogni elemento del frontale. Si sa che la vittima, Cugusi, venendo da Ronchi stava attraversando l’intersezione davanti al distributore di benzina, in direzione via 4 Novembre. Sulla stessa arteria, ma dalla parte opposta della carreggiata il furgoncino metallizzato, invece, dopo aver percorso la rotatoria dell’Anconetta e superato il semaforo si stava immettendo su via Primo maggio, per raggiungere lo scalo aereo. Lo schianto, violentissimo, alla confluenza. Una sorta di bivio, tenendo le spalle al centro.

Scarni i dubbi sul fatto che alla base del tragico incidente, avvenuto prima dell’alba, vi possa essere una mancata precedenza. Perché quando su una direttrice è verde, dalla parte opposta comanda il rosso. E i semafori, a quell’ora, risultavano in funzione, secondo quanto appreso. Ma è presto per trarre le conclusioni: ogni aspetto sarà oggetto di analisi da parte della competente autorità, per chiarire i contorni della vicenda.

Scontata, nei sinistri gravi e ancor più in quelli mortali, l’apertura di un fascicolo. E, ai sensi della recente normativa, immediata l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio stradale, contro noti (modello 21) o ignoti (modello 44) a seconda dei casi: un atto obbligatorio del pubblico ministero non appena acquisisce la notizia di reato da chi avvia le prime indagini, ora in corso.

Per coadiuvare i soccorsi e procedere ai rilievi, gli agenti delle due volanti del Commissariato, intervenute con tempestività, hanno proceduto alla chiusura del transito veicolare sul punto. Ancora alle 10 la direttrice di via San Polo risultava interdetta all’altezza della rotatoria dell’ospedale. Code a tratti nelle fasi dei rilievi, ma poi la criticità è rientrata. Per Cugusi, invece, non c’era più niente da fare.—

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