La cagnolina Nina e i proprietari accusati di maltrattamento a Cormons, rinviata l’udienza

La vicenda ha avuto inizio nel 2024 quando Nina viene tolta a una famiglia di Cormons per presunti maltrattamenti

Marco Silvestri
Da sinistra Bosio, Pezone, Arduini e Marchi. Foto Tibaldi
Da sinistra Bosio, Pezone, Arduini e Marchi. Foto Tibaldi

Il decreto di citazione a giudizio è nullo per mancanza dell’avviso agli imputati della facoltà di poter nominare un difensore fiduciario. Per questo difetto di forma è stata rinviata a data da destinarsi l’udienza che si sarebbe dovuta tenere mercoledì al Tribunale di Gorizia riguardo al procedimento che vede imputata una famiglia di Cormons accusata di maltrattamenti nei confronti di Nina, cagnolina attualmente di sua proprietà che da più di un anno si trova al centro di un’ingarbugliata vicenda giudiziaria.

«Liberate il cane Nina» : in centinaia al corteo a Cormons
Il corteo che ha attraversato Cormons in difesa delle sorti della cagnolina Nina foto Petrussi

Per una nuova notifica ci vorranno minimo 60 giorni e così Nina per adesso rimane dov’è in una situazione sempre più surreale. Per l’avvocata Alessandra Marchi, del Foro di Pordenone, che segue il caso, «gli imputati mercoledì erano rappresentati e assistiti dal difensore d’ufficio che ha eccepito la nullità del decreto di citazione a giudizio per omesso avviso agli imputati della facoltà di nominare un difensore fiduciario. Il giudice l’ha accolto restituendo gli atti al PM. Il decreto di citazione a giudizio andrà rinotificato, questa volta auspichiamo in maniera corretta».

La vicenda ha avuto inizio nel 2024 quando Nina viene tolta a una famiglia di Cormons per presunti maltrattamenti. Inizia così un lungo percorso: prima l’affidamento a una coppia goriziana, che se ne prende cura, poi il trasferimento al canile di Gorizia su decisione del Tribunale. Nel frattempo il cane viene microchippato a nome degli affidatari. In seguito, dopo vari sequestri e dissequestri, Nina è stata restituita alla famiglia di Cormons, accusata di maltrattamenti. Ieri presenti al Tribunale di Gorizia anche le associazioni animaliste pronte a costituirsi parti offese. In mezzo a loro c’era anche l’avvocato Michele Pezone, coordinatore dell’ufficio legale nazionale presso la Lega nazionale per la Difesa del cane che si è attivata da tempo per favorire la restituzione di Nina alla coppia goriziana, i cui nomi sono stati posti nel microchip del cane. «Seguiamo questo caso dall’inizio – spiega – quando siamo stati contattati nella fase della prima restituzione del cane. Eravamo pronti a costituirci parte civile nel processo pure nell’ottica di poter poi rimettere in discussione l’affido del cane a coloro che l’avevano preso in affidamento, l’hanno microchippato e a cui speriamo possa tornare. A questo punto dobbiamo attendere la prossima udienza nella quale confidiamo di poter costituirci parte civile, seguire il processo e presentare un’istanza per il nuovo sequestro dell’animale e affidarlo a coloro che l’hanno adottato». —

 

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