«Liberate il cane Nina» : in centinaia al corteo a Cormons
Tanta indignazione alla camminata pacifica a Cormons. Chiesta la restituzione ai goriziani che l’avevano adottata

Tanta indignazione e tanto amore. Con questi stati d’animo una folla numerosa di persone ha preso parte sabato mattina a Cormons alla camminata pacifica per chiedere a gran voce che la cagnolina Nina torni libera e venga restituita ai due ragazzi di Gorizia che l’avevano adottata. Il microchip del cane è intestato a loro e, di conseguenza, ne sono anche i proprietari.
Tutto questo a pochi giorni dall’udienza in tribunale, prevista per mercoledì, all’interno del procedimento che vede gli attuali proprietari di Nina, una famiglia di Cormons, accusata di maltrattamenti. All’iniziativa hanno aderito diverse associazioni impegnate nella difesa degli animali, unite dall’obiettivo di vedere tornare Nina libera.

In prima fila tra i presenti c’erano anche l’onorevole Walter Rizzetto, i consiglieri regionali Serena Pellegrino, Enrico Bullian, Maddalena Spagnolo, prima firmataria di un progetto di legge nazionale per regolare con un patentino la detenzione di cani, l’ex assessore regionale Sara Vito, l’assessore comunale di Monfalcone Giuliana Garimberti, l’assessore al Comune di San Canzian Franco Devidè e tanti cittadini, numerose famiglie arrivate al corteo con i loro cani.
Bandiere, striscioni foto di Nina su manifesti e magliette: così questo corteo da piazza Libertà ha raggiunto piazza XXIV Maggio a pochi passi dal Comune, dove ci sono stati più interventi da parte dei rappresentanti politici e delle associazioni.

Rizzetto ha promesso di continuare la sua battaglia con una terza interrogazione parlamentare: «Nina ha un microchip che reca al suo interno il nome effettivo degli affidatari e questo è un dato di fatto che deve far riflettere – ha affermato –. Qualcuno dovrà farci capire anche le cifre che sono state investite dalla collettività per tentare di risolvere il suo caso: otto trasferimenti, dispiego di personale, utilizzo di droni come fosse un affare di stato. Non mollo questo impegno, la manifestazione serve a sollecitare la politica affinché la situazione sia risolta nel migliore dei modi. Ritengo inaudito che sulla pelle di un cane sia stato perpetrato tutto questo. La giustizia deve fare il suo corso ma alla fine non si potrà prescindere dalla sua restituzione ai legittimi affidatari».
Sheila Canadzich, presidente dell’associazione “Amore animale”, ha sottolineato che «qualora gli imputati nell’udienza chiedessero la messa alla prova questa deve essere subordinata alla rinuncia del cane».
Secondo il consigliere regionale Pellegrino, «Nina è l’esempio di quello che sta succedendo in tanti altri posti del territorio; le leggi le abbiamo fatte, le abbiamo scritte ma devono essere applicate e non devono avere pieghe normative dove ci si può infilare. Ci metteremo a disposizione per poter vedere dove le normative regionali e nazionali non funzionano».
Tra gli esponenti delle associazioni ha preso la parola Patrizia Munarin, presidente delle Guardie ecozoofile ambientali. «Temiamo che ci sia stato un errore giudiziario – ha detto –. È stato restituito un cane sprovvisto di microchip, per cui non identificabile, ai proprietari che, questo microchip, non lo avevano attivato». —
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