Trecento in corteo per il cane Nina a Gorizia: «Va ridata ai legittimi proprietari»
La pioggia non scoraggia i partecipanti alla protesta nel centro cittadino. L’onorevole Rizzetto: «Coinvolto il Ministero della Giustizia»

Un corteo silenzioso. Un unico appello lanciato dal cuore. «Nina va restituita al legittimo proprietario, il microchip è un titolo di proprietà. E la proprietà non è certamente di chi, oggi, ha ottenuto il cane».
Trecento persone (il dato è stato fornito dalla Questura di Gorizia) hanno partecipato, sabato mattina, nonostante la giornata grigia e piovosa, alla passeggiata promossa da cittadini e associazioni ambientaliste: la manifestazione pacifica è partita dalla galleria dell’ex Cassa di risparmio di corso Verdi per concludersi in piazza Vittoria, attraversando via Oberdan. Un corteo per sensibilizzare l’opinione pubblica, al quale hanno aderito oltre 35 realtà animaliste. Tutte unite, tutte in prima linea.

La storia, purtroppo, è nota. Parliamo del cane Nina, tolta nel dicembre 2024 ad una famiglia di Cormòns per presunti maltrattamenti. Dopo un lungo peregrinare è stata loro restituita su disposizione della Procura. Nel frattempo, era stata presa in carico da una coppia goriziana (che l’aveva curata amorevolmente) per poi essere spostata, in attesa di una decisione definitiva sul caso, al canile di Gorizia su decisione del tribunale del capoluogo isontino.
Alla manifestazione ha preso parte anche l’onorevole Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia). Ha ricordato di aver presentato, sulla questione, ben due interrogazioni parlamentari. «Questa – le sue parole – è una vicenda tristissima che deve essere risolta e io continuerò a battermi. È incomprensibile sia stata restituita a persone che, oggi, sono accusate di presunti maltrattamenti e che, dai documenti, non risultano esserne i legittimi proprietari, dato che Nina è stata nel frattempo “microchippata”, quindi formalmente di proprietà degli affidatari. Ho interessato il Ministero di Grazia e Giustizia per sbloccare la situazione. Nei prossimi giorni credo ci saranno novità. Qui, non ci sono bandiere politiche».
Alla passeggiata ha preso parte anche Stefano Braidot, originario di Mossa, che risulta essere il proprietario di Nina, essendo il microchip a suo nome. «Sì, siamo noi i proprietari. E siamo tristi e molto arrabbiati perché è una storia che non ha una logica. Con noi Nina è rinata. E ci manca un sacco». Accanto a lui, l’avvocato Alessandra Marchi del Foro di Pordenone. «Sono il legale dei proprietari e di Nina. La Cassazione - spiega - aveva ordinato che il cane venisse restituito all’avente diritto, al titolare del microchip. Non capiamo cos’è successo nella fase esecutiva. Questi casi non devono più ripetersi».
Osservazioni condivise dal vicesindaco e assessore comunale al Benessere degli animali, Chiara Gatta. «Il Comune di Gorizia – le sue parole – ha subito seguito questo caso, pur non essendo di sua competenza. Rimaniamo molto perplessi in merito alla decisione di riaffidare il cane a chi è accusato di averlo maltrattato. Le foto del “prima” erano molto evidenti riguardo alle condizioni di Nina. Ma abbiamo piena fiducia nella legge».
Prima e dopo il corteo diversi interventi. «Siamo qui per dare voce a chi non ha voce. Oggi stiamo vivendo un lutto visto il destino di Nina. Sarà un corteo silenzioso perché il silenzio vale più di mille parole. I cani non parlano, parlano con gli occhi. Sarà un passeggiata pacifica. Ci auguriamo che questo silenzio aiuti Nina e ringraziamo tutti di credere in questa causa. Continueremo imperterriti a lottare».
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