Indennità al Consorzio Atenei e l’opposizione va all’attacco

Francesco Fain
Tornano le indennità ai vertici del Consorzio universitario. E scoppia, immediata, la polemica. Con un botta e risposta al curaro.
A sollevare il caso Rosy Tucci, capogruppo della lista d’opposizione “Gorizia è tua” che votò contro la liquidazione dell’ente consortile. «A distanza di quasi un mese dalla seduta consiliare, in cui si è registrata la cronaca di una bocciatura annunciata, ritorno sull’argomento, perché se non fosse che il particolare momento che stiamo vivendo induce al pianto, ci sarebbe veramente da ridere - tuona Tucci -. Tra le varie argomentazioni addotte da assessore e Giunta a sostegno della proposta di smantellamento del “Consunigo” risuona ancora nelle orecchie di tutti l’opportunità di risparmiare, oltre a quella di superare un ente dall’appeal di un Nokia rispetto ad uno smartphone di ultima generazione. Bene. Alla faccia del risparmio e dell’innovazione, nelle delibere pubblicate all’Albo pretorio del Comune, si scopre che tra i primi atti dell’assemblea dei soci vi sono delle variazioni al bilancio 2020 con i contestuali impegni di spesa, che nascono dall’opportunità di ripristinare e determinare le indennità di carica relative al presidente e ai consiglieri. Vengono indicati gli importi in 12.500.00 euro lordi complessivi per il presidente e in 543,84 fissi (più 543,84 variabili) per i consiglieri e viene, pertanto, sottolineata la necessità di procedere all’implementazione del capitolo “indennità” di carica ed all’impegno della spesa conseguente».
Tucci fa una rapida cronistoria. «Per chi non lo ricordasse, nemmeno un anno fa, mentre si preparava il terreno per la fallita messa in liquidazione, l’assemblea dei soci (di cui faceva parte in qualità di rappresentante legale anche l’attuale neopresidente) confermava con delibera ad hoc la decisione presa il 28 novembre 2016 che stabiliva che le cariche dei consiglieri (che peraltro erano state individuate nel 2014 in 10.800 euro per il presidente e in 1.087,67 fissi più 1.087,67 variabili per i consiglieri) fossero svolte a titolo onorifico e che, quindi, non fosse assegnata alcuna indennità di carica. Ma serve o non serve il Consorzio? Se non serve, perché ripristinare le indennità dei suoi componenti? Se serve, perché metterlo in liquidazione? Ma le priorità non sono altre per la promozione dell’Università di Gorizia? L’assessore e la Giunta, a questo punto, qualche domanda se la dovrebbero fare per chiarirsi le idee».
E per chiarire le idee anche ai lettori abbiamo girato questi punti interrogativi al sindaco Rodolfo Ziberna. Che contrattacca. «Ripristinate le indennità? È vero. Ma si tratta di spese di cui devono farsi carico coloro che hanno deciso di bocciare la delibera che prevedeva la liquidazione del Consorzio. Una premessa per arrivare alla spiegazione: il neopresidente Paolo Lazzeri, prima, era consulente del Consorzio universitario e percepiva, giustamente, già allora, un compenso che è superiore a quello che oggi gli viene assegnato da presidente. Nel momento in cui il numero uno precedente (Antonella Cortese, ndr) si dimette, noi decidiamo di nominare un tecnico. Per questo, individuiamo in Lazzeri la persona giusta che si dimette da consulente per diventare presidente».
Perché ripristinare, allora, l’indennità? «Secondo voi, esiste qualcuno che mette le firme e non percepisce alcunché? Prima c’era Lazzeri che, da consulente retribuito, lo faceva. Oggi lui è presidente, consulenti non ci sono più, quindi percepisce un’indennità al pari degli altri componenti del Cda. Tutte spese che non ci sarebbero state se l’ente fosse stato liquidato, come noi volevamo. Non Tucci».—
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