«Io imprenditore goriziano tentato dalla Slovenia»

Santinelli (BioLab): «Se spostassi la mia azienda a Salcano non dovrei lavorare per lo Stato 255 giorni all’anno»

«Sul confine si soffre». Il richiamo della Slovenia è tentatore, ma Massimo Santinelli resiste. I suoi ideali lo trattengono dallo spostare la BioLab da Montesanto a Salcano e per ora la sua azienda rimane dove è nata e cresciuta: a Gorizia. Rimane in territorio italiano nonostante il 70% dei guadagni vengano versati allo Stato. Per invertire più che abbondantemente le proporzioni basterebbe spostare la società oltreconfine. Mezzo chilometro più in là la pressione fiscale sugli utili scende – ma sarebbe più corretto usare il termine precipita - al 23%. Significherebbe lavorare per lo Stato 83 giorni all’anno, anziché 255 e questo - come sanno bene gli artigiani e i commercianti dell’area frontaliera - permetterebbe di essere anche più concorrenziali. Quella di Santinelli non è la solita lamentela di chi da tempo si trova con l’acqua alla gola e non ce la fa più a tenersi a galla e tenta l’ultima disperata mossa per salvarsi. Anzi. Al momento la BioLab è il simbolo del Made in Italy nel campo dei prodotti alimentari biologici e il suo fatturato è passato dai 900mila euro del 2009 ai 6 milioni di quest’anno. Nel 2008 i dipendenti erano 15, oggi sono 48. In una lettera inviata al Corriere della Sera, l’imprenditore lancia un monito alla classe politica. La storia ventennale della srl goriziana è quella di un’azienda di successo che, nonostante il periodo economico non favorevole, prima è riuscita a crescere e ora ha davanti a sé ulteriori margini di mercato. In questo senso può ergersi a difendere un intero segmento economico. Per sopravvivere chiede però una politica trasparente con idee chiare e di semplice applicazione. «Io di concorrenza, per fortuna, non ne ho - spiega Santinelli aggiungendo immediatamente dopo una breve pausa - …a parte quella fiscale». L’invito è a riflettere sulle conseguenze delle tasse troppo alte sui continui tentennamenti legislativi. In generale scelte troppo radicali possono avere conseguenze letali sull’economia italiana, in particolare su quella di confine. «La mia fortuna – prosegue quello che è anche il patron del Festival Vegetariano – è che a differenza di un commerciante, un professionista o un artigiano locale, lavoro su tutto il territorio nazionale e all’estero. Questo non toglie però il fatto che da noi l’incidenza fiscale sia molto più alta che in Slovenia, dove tutto è anche burocraticamente più semplice. In Italia si passa più tempo a studiare le normative che ad occuparsi degli affari. Se un’azienda non investe, muore. Per questo la detassazione sugli utili reinvestiti deve essere fatta subito: perché crea ulteriore lavoro mettendo il denaro a disposizione dell’economia». Nonostante tutto, Santinelli crede ancora nell’Italia, ma chiede ai politici un piano a lungo termine. «Ci vuole lungimiranza: non basta dire che chi assume un lavoratore oggi, poi per tre anni non paga le tasse. E dopo? Avremo gli strumenti per mantenere il dipendente al termine di questo periodo?». Il costo del lavoro, insieme a quello dell’energia, rappresenta un altro tema dolente. «Lo Stato deve fare del suo meglio affinché le buste paga dei dipendenti siano più alte. Solo così si crea l’economia. Se uno non ha denaro, non lo può spendere. Alla BioLab usiamo la stessa acqua che arriva a Salcano; mi chiedo che differenza ci sia tra la nostra e quella slovena, eppure al di là del confine costa di meno». Sono amari i commenti alla lettera di Santinelli. «Dopo la sua pubblicazione sul sito del Corriere, molti mi hanno invitato a trasferire subito l’azienda in Slovenia. Mi chiedono: ‘Cosa stai aspettando a farlo?’ Forse a trattenermi sono gli ideali che stanno alla base della BioLab, ma anche il fatto che se si vogliono cambiare le cose, non si può fuggire». Insomma: sul confine non solo si soffre, si continua a combattere.

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