Irci, bufera in direttivo Lacota all’attacco: incapacità di gestione

Pomeriggio di giovedì, consiglio direttivo dell’Irci. Aperto e chiuso in una manciata di minuti. Subito dopo che Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, ha sollevato a voce alta una serie di questioni. Aria pesante in via Torino. «Un attacco personale contro di me, certo, leggibile da più prospettive. Tra le quali forse il fatto che a qualcuno disturba che il Museo», il Civico museo della civiltà istriana fiumana e dalmata inaugurato nel 2009 ma mai completato, «vada in porto», dice la presidente dell’Irci Chiara Vigini. Aggiunge Maria Masau Dan, vicepresidente Irci delegata per il Comune e direttrice dei Civici musei: «Insinuazioni, minacce, voce alzata a freddo. Un tradimento: preferirei si dicesse apertamente che a qualcuno le cose non vanno bene, invece ecco un gioco subdolo per rallentare i lavori. Sono un tecnico, non ho problemi a dirlo: matrice politica, temi pretestuosi per colpire la presidente, concreta e attiva». Tutte parole che Lacota respinge «con fermezza: se il tentativo strumentale è quello di spostare la natura dei problemi, ebbene questi sono amministrativi, non politici. Per gestire un ente occorrono competenza, esperienza, capacità», graffia l’unico “sopravvissuto” della dirigenza precedente dell’Istituto, rinnovata nel 2012 («Il Pd ha conquistato l’Irci», aveva tuonato allora il presidente dei dalmati Renzo de’ Vidovich).
Che dietro la seduta sospesa e riaggiornata dalla presidenza vi siano più piani di scontro, è evidente. Lacota ha additato lavori avviati nella struttura di via Torino senza l’avallo del direttivo («e non è vero, abbiamo verificato i verbali», replica Masau Dan). Ma poi - precisa il presidente dell’Unione istriani - «il problema è quello di un amministratore responsabile. Ho evidenziato anche l’esistenza di lavori non ancora svolti; e il nodo del bilancio consuntivo 2013, che da statuto va approvato entro il 30 aprile - se non per gravi e fondati motivi da valutarsi - e di cui non abbiamo visto una cifra. Mi aspetto un rilievo del collegio sindacale su questo. Ci sono regole nella gestione dei finanziamenti. Siamo in una situazione di stallo e di incapacità gestionale della dirigenza sotto tutti i profili, sia da un punto di vista amministrativo che generale». «Il bilancio? Aspettavamo una risposta dal ministero per il finanziamento 2012, io stessa mi ero preoccupata ma il tesoriere mi ha assicurato che per il documento non c’è fretta», ribatte Vigini.
E poi, ecco la questione Museo. Vigini e Masau Dan sono sulla stessa linea: non un museo «dell’esodo», ma appunto «museo civico della civiltà e della cultura istriana fiumana e dalmata, con una sua autonomia di tipo scientifico. Forse una parte dell’Irci non è così convinta che sia questo l’obiettivo. C’è un finanziamento comunale da spendere in tempi precisi, il progetto è pronto, a settembre conto di avere un percorso completo che nulla poi impedirà di implementare», dice Masau Dan: e «a questo lavoro vedo soltanto reazioni negative», aggiunge citando l’«aggressione» dell’altro ieri, «anche se dal 2009 a oggi del museo è stata realizzata solo l’insegna all’esterno. Ma l’intreccio fra questioni politiche e di contenuti rende tutto davvero difficile». «Nessuno ha aggredito nessuno», ribatte Lacota, «Masau Dan da pochi mesi si occupa di un museo che è stato portato avanti dalle associazioni impegnate a trovare i fondi: non sa né il sacrificio né le difficoltà di quanto fatto. Aprire è interesse di tutte le associazioni: un Museo dell’esodo, non certo il Museo dei rimasti».
Anche questo è un fronte aperto in uno scenario in cui peraltro entra la distanza forte tra Vigini e il direttore dell’Irci Piero Delbello (sempre in silenzio: «Non posso parlare»). È stato lo stesso Delbello giorni fa a voler precisare come tra i due non vi sia «antipatia, rivalità, fastidio: per lo meno da parte mia. Non è cosa personale. È "solo" lavoro». E però «non vorrei - commenta Renzo Codarin, presidente di Federesuli e l’altro ieri assente al direttivo - che in quanto successo centrasse il braccio di ferro che a volte esiste tra Chiara e Piero. Mi dispiacerebbe. Non ci sono problemi così gravi come dice Massimiliano, tutto è gestibile. E l’Irci è una grande risorsa per la città e gli esuli». Da gestire, appunto.
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