Irci, il Pdl “sdogana” la nomina di Spadaro «Persona onesta»

Stelio Spadaro presidente dell’Irci, l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata? Un ex comunista al vertice degli esuli? Chi l’avrebbe mai detto... O solo pensato... «Non mi disturberebbe» ha mandato a dire Renzo Codarin, presidente della Federazione delle associazioni degli esuli e fresco di nomina ai vertici di EstEnerby. «Non mi dispiace per niente» dichiara Piero Camber, consigliere comunale e regionale del Pdl triestino.
Lui, Spadaro, «non si sburta» (non vuole essere un candidato di parte), ma attorno alla sua candidatura il centrodestra appare disorientato. I contrari non lo sono poi fino in fondo. Nessuno grida allo scandalo. Al massimo si parla di opportunità, di rappresentanza, di equilibri interni da rispettare, si fa leva sulla cautela espressa dal sindaco Roberto Cosolini, compagno di partito di Spadaro (un tempo nel Pci, poi nel Pds e nei Ds, ora nel Pd). Il primo cittadino è il più cauto di tutti: non vuole forzare la mano. «Non va bene una presidenza di maggioranza: serve una presidenza sentita tale da tutti».
Un sentimento che appartiene già al Pdl triestino. «Spadaro è una persona profondamente onesta. È uno che ha avuto il coraggio, da sinistra, di riconoscere delle verità storiche. E di riportarle a galla (la vicenda delle foibe, ndr)» spiega Piero Camber. Sdoganato senza se e senza ma. Qualche riserva arriva invece, stranamente, dai futuristi. L’onorevole di Fli Roberto Menia, che ha avuto Spadaro come insegnante a scuola, l’aveva addirittura raccomandato a Cosolini come assessore alla Cultura. Antonio Lippolis, cordinatore cittadino di Fli, esprime invece «tutta la propria preoccupazione». «Pur ritenendo il professor Stelio Spadaro una persona estremamente preparata sulle tristi vicende del confine orientale - scrive Lippolis - non può sottacere il fatto che, insieme al suo vicepresidente Patrick Karlsen formerebbero una coppia "bizzarra" difficile da digerire per tutti coloro che hanno sofferto il comunismo e l'ex Iugoslavia». Da solo Spadaro andrebbe bene, con Karlsen sarebbe troppo.
Anche un’Altra Trieste pone una questione di opportunità. «Sono certa che Spadaro - afferma il consigliere comunale e reigonale Alessia Rosolen - abbia saputo dimostrare nel corso del tempo le grandi doti di storico che gli hanno permesso di essere uno degli artefici del dibattito politico che ha abbattuto i muri del secondo dopoguerra. Pur apprezzando le sue doti di storico non sono certa possa incarnare simbolicamente il ruolo di presidente della più importante istituzione culturale che il mondo dell'Esodo ha».
Renzo de’ Vidovich, onorevole e storico presidente dei dalmati, ne fa invece una questione di equilibri interni che rischiano di saltare ed emarginare le associazioni degli esuli. «La candidatura a presidente di Spadaro, che già rappresenta la Provincia di Trieste» dentro il direttivo, «squilibrerebbe la dirigenza dell’Istituto a favore di enti pubblici di matrice dichiaratamente politica (centrosinistra, ndr)».
Maurizio Ferrara, capogruppo comunale della Lega Nord, ha la soluzione che potrebbe mettere d’accordo tutti: «Vedo meglio il professor Spadaro, vista la sua importante storia politica e la sua cultura di sinistra come primo garante dei detenuti del Carcere di Trieste piuttosto che garante della cultura istriano-fiumano-dalmata». Una “quadra” gramsciana. Perfetta. (fa.do.)
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