Isabel Russinova: «Torno a Trieste con mille progetti»

Ama definirsi una “viandante”, anzi un’eterna viaggiatrice, artista che si nutre di emozioni e stupore e che vorrebbe (ri)fare di Trieste una tappa essenziale del suo pellegrinare. Possibilmente a breve. L'attrice Isabel Russinova ha desiderio di altri scali e una gran voglia di ritorno: mete attraverso le quali continuare a trasmettere, conoscere e creare fra teatro, cinema, letteratura e persino la lirica, i settori più frequentati nel corso degli ultimi anni del suo viaggio.
Originaria di Sofia ma trasferitasi presto a Trieste dai nonni paterni, Isabel Russinova ha seguito poi il copione previsto per quanti sognano una dimensione artistica, approdando prima a Milano e in seguito a Roma. I ruoli da attrice sono arrivati dopo una serie di esperienze come modella, assistente redattrice (Vogue) e presentatrice, con tappe niente male in bacheca, come la conduzione di “Linea Verde”, del cult televisivo “Discoring” e di San Remo edizione 1983. Registi, set e teatri sono arrivati a ruota, terreni in cui Russinova ha cercato di invertire (o magari coniugare) la fama di “bellona”: «All'epoca mi affibbiarono il marchio di sex simbol - ricorda – e la cosa non mi preoccupava troppo, ho una concezione diversa e più estesa della bellezza».
La bellezza del viaggio continuo, ad esempio.
Infatti, è quanto cerco di vivere, giorno dopo giorno e non è solo un fatto di luoghi o Paesi. È normale che un artista vaghi a lungo, e a me fortunatamente è successo, ma parlo di viaggi interiori ed emotivi, dove poter unire la ricchezza della professione alla curiosità, alla voglia di sapere e conoscere, ovunque e in varie forme di espressione.
C’è stata Trieste nella prima parte di questo viaggio. È il momento della nostalgia?
Abito a Roma da anni ma da Trieste non mi sono mai slegata, anche se non ci ho mai lavorato. Ora sento effettivamente la voglia di creare o comunque dedicare qualcosa di autentico alla città, rimarcandone non solo l'aspetto di luogo multietnico ma anche la sua veste epica.
Magari al femminile? Storie, vicende e vissuti delle donne sono state al centro della ricerca degli ultimi anni. Come rientra Trieste in questa saga?
Tra poco uscirà un mio nuovo libro, “Reinas” per le edizioni Arco, testo che racconta di donne mitiche, simboli di impegno e lotte. Credo di avere ereditato questa passione anche da quanto mi ha trasmesso Trieste nella sua storia.
Restiamo all’emancipazione femminile.
Non sono una femminista, diciamo che credo fortemente nel valore e nel ruolo che le donne svolgono e che hanno svolto nella storia, sono profili da portare alla luce. Amo dare voce a questi capitoli, la ritengo oramai una vera mia missione di vita che continuerò a tradurre, tra teatro e scrittura.
Appunto, scrittura e teatro. Un matrimonio che dovrebbe concretizzarsi a breve, sempre nel segno della triestinità.
Ho incontrato di recente Claudio Magris e con lui ho parlato di un progetto a cui tengo molto e che ho in serbo con Ars Millenia, la mia società di produzione. Si tratta di una rassegna allo Stabile di Potenza. Intendo portare in scena lavori dei grandi autori del Novecento e non si può prescindere da un nome come Magris.
Parliamo dell'altro impegno degli ultimi anni, la letteratura per l'infanzia.
Non ho certo concluso. Per Rai Eri ho già scritto due romanzi, “Ti racconto 4 storie” e “Antonio e l'isola della balena”, il secondo dovrebbe essere diventare a breve un film, senza contare le altre proposte del genere che ho in cantiere.
Il cantiere da inaugurare resta comunque quello a Trieste. Nei sogni di Isabel Russinova dove vivono i luoghi ideali della narrazione?
Tra le salite, i vicoli, le taverne e le piccole strade magari nascoste. Dove magari si sente la vicinanza del mare. Il primo passo sarebbe questo, dove ambientare le emozioni per Trieste.
Già, le emozioni. E dove cercarle giorno dopo giorno?
Nel buon teatro ma anche tra le storie di strada di ogni giorno, armandosi di stupore e curiosità.
Restando in viaggio quindi?
Sempre, questo è sicuro. Anche se il prossimo scalo da viandante voglio farlo nella “mia” Trieste.
Francesco Cardella
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