Italia Nostra e Cosapu, esposto su piazza Unità

Anche Italia Nostra e Cosapu intervengono in merito al degrado della copertura di piazza dell’Unità d’Italia, in particolare sulle diverse piastre in pietra «e costate alla cittadinanza un patrimonio», che appaiono spaccate o fessurate «per uno “sbalzo di temperatura”...».
«Il fatto - spiega una nota delle due associazioni - non è nuovo, purtroppo, perché è già successo che molte piastrelle, per eventi climatici (il gelo, ecc.), si siano rotte comportando costosi interventi per la loro riparazione o sostituzione a carico dei già tartassati contribuenti triestini. Deturpando il “salotto buono” della città, come è stata definita piazza Unità: cioè uno dei beni culturali storici più significativi di Trieste e di tutta la Regione».
«Appare dunque giunto il momento di capire come possa ripetersi una cosa simile, che avviene peraltro solo con le piastrelle di questa piazza, mentre non si vede accadere altrove» sostengono i presidenti di Italia Nostra Marcello Perna e del Cosapu Bruno Cavicchioli.
Che hanno inviato sulla questione un esposto alla procura della repubblica di Trieste. «Cioè si è trattato di scelte di materiali di scarto o di poca qualità - affermano -, incompatibile con il prezzo pagato o di materiale non confacente all’uso, ovvero di lavori di sistemazione non adeguati, svoltisi in maniera sbagliata e inidonei alla portata dell’opera che si doveva compiere?».
«La gente - recita il comunicato - si domanda inoltre se le manifestazioni pubbliche, che hanno continuamente luogo sulla piazza, possano comportare, data l’evidente fragilità delle piastrelle che la ricoprono, quasi tutte già deteriorate, ulteriori danni a queste ultime. E con questi un ulteriore degrado dell’immagine e del decoro della piazza Unità d’Italia, il massimo bene culturale e paesaggistico di Trieste. Che risulterebbe così fatalmente destinata a un “uso pregiudizievole per la sua conservazione e la sua integrità”, penalmente sanzionato dall’articolo 170 del Decreto legislativo 42 del 2004».
Per i due sodalizi «in ogni caso appare necessario accertare se i costi complessivi dell’intervento eseguito, in relazione alla qualità dei materiali impiegati e al risultato ottenuto, siano stati corretti o abbiano formato oggetto di speculazioni o dato ingresso ad altre forme di profitto illecito di denaro pubblico, dato che il fenomeno segnalato non può spiegarsi se non con l’incongruenza dell’opera eseguita e la scelta inopportuna delle piastrelle di pietra, con le quali è stata totalmente ricoperto il luogo, pur sventolate all’epoca tra le più sicure e le più care, frutto di ricerche sul mercato».
«Chi ha scelto dunque tali piastrelle, ovviamente scadenti in relazione all’uso preventivato, e quanto sono state effettivamente pagate?» concludono Perna e Cavicchioli.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








