Italo Svevo, catalogo da 1500 volumi

Sergio Zorzon è l’ultimo di tre fratelli di una poverissima famiglia triestina. Ha solo quattordici anni nel 1946 quando comincia a battere tutti i negozi del centro con la speranza di poter fare l’apprendista. Arriva alla libreria Cappelli di corso Italia e il direttore lo manda via. Ma il signore alto che è con lui lo ferma. «Devi provarlo», dice al direttore. Il signore alto è Cappelli, l’imprenditore bolognese proprietario di una catena di librerie. Nel 1960 Zorzon diventa direttore della Cappelli e sette anni più tardi ha acquisito tale esperienza oltre a presentare indubbie doti di coraggio da permettergli di mettersi in proprio e di aprire nella parte alta del corso Italia dove ora c’è il negozio Andromeda, la libreria Svevo. Letizia Svevo, la figlia dello scrittore concede l’uso del nome e un anno dopo la Svevo, su due piani, è la più grande libreria di Trieste specializzata anche nell’editoria scientifica in lingua straniera e fornisce testi anche alle biblioteche universitarie. Nel 1968 vengono fondate le Edizioni Italo Svevo che diventano anche una fonte di sostentamento finanziario. Il primo libro edito è l’edizione anastatica di un volume del 1863, la “Storia di Trieste” di Vincenzo Scussa. La casa editrice si specializza nella riscoperta delle radici della storia di Trieste, ma anche dell’Istria e della Dalmazia. “Istria romantica” e “La cucina triestina” sono tra i libri più venduti assieme a quelli di Alfieri Seri. Alla fine i titoli in catalogo saranno millecinquecento.
Nel 1976 il trasloco in galleria Rossoni nella fase in cui il successo della famiglia è all’apice. La passione per i libri si trasmette di padre in figlio e nel 1990 Franco, a soli 23 anni, apre La Fenice. Ma proprio in quell’anno appaiono i primi segnali della crisi come detto con i lunghi lavori di ristrutturazione in via Rossoni. Nel 2007 la famiglia Zorzon decide di afferrare il toro per le corna e apre la libreria Joyce all’interno della Stazione centrale fidando nel progetto di Centostazioni che prefigurava in piazza Libertà un centro commerciale di 25 negozi. In realtà aprono pochissimi negozi e vengono tagliati treni: l’operazione si rivela un fallimento. Nel 2011 la Joyce chiude e altrettanto avviene con la Svevo. Franco Zorzon decide di puntare tutto su Galleria Fenice con spazi più che raddoppiati. Ma ora è finita male anche quest’ultima avventura. (s.m.)
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