Juri, il “vicino di casa” si scusa per Popovic con Cosolini e la città

L’ex sindaco e parlamentare di Capodistria cerca di ricomporre l’ incidente con una lettera aperta

Un vecchio luogo comune, duro a morire, sostiene che l'erba del vicino è sempre più verde. Per l'effervescente dirimpettaio Boris Popovic, sindaco di Capodistria, abbiamo scoperto che non è così: l'erba triestina è magari fucsia, a pois, cremisi ma non proprio verde. Le sue considerazioni a ruota libera sull'immobilismo della nostra città, malgrado il cambio della guardia in Municipio, hanno fatto venire l'orticaria alla classe politica triestina. Da destra a sinistra. Tutti indispettiti e tutti irritati appassionatamente. A cominciare dal sindaco Roberto Cosolini che ha prontamente replicato a Popovic. Ma neppure a Paoletti che se l'è cavata con una battuta («....almeno sua moglie viene a fare la spesa a Trieste») e a Piero Camber («potrebbe candidarsi a sindaco a Trieste....») è piaciuta questa “incursione” dello spregiudicato sindaco capodistriano.

E puntuale è arrivato il risarcimento (morale), quasi fosse una compagnia di assicurazioni sotto forma di una lettera aperta inviata a Cosolini e a Trieste dall'ex sindaco della città istriana e parlamentare Aurelio Juri (area socialdemocratica, fratello di Franco), vecchio leone della minoranza italiana, sempre molto attento ai rapporti di buon vicinato.

«Mi sento in dovere di manifestare le mie scuse al sindaco Cosolini e a tutta Trieste per quanto dichiarato dal nostro sindaco Boris Popovic. E credo di poterlo fare a nome della stragrande maggioranza dei miei concittadini che pur riconfermando Popovic alla guida del Comune so che non condividono gran parte dei suoi atteggiamenti. L'unico motivo per cui lo votano è che finora, in termini quantitativi per quanto riguarda gli investimenti in città, ha fatto più delle tre amministrazioni precedenti (compresa la mia) messe assieme». Evviva l’onestà! «Che poi a giudizio di tanti abbia infrastrutturato e decorato Capodistria - ossserva Juri - anche male svilendone e deturpandone l'identità storico-culturale e sperperato denaro pubblico più di ogni altro collega in Slovenia, alla fine conta poco». Juri coglie l’occasione anche per chiedere alla giunta Cosolini di diventare una forte alleata nella battaglia contro i rigassificatori nel golfo. La lettera di scuse cambia poi registro quando Juri, con velata ironia, la trasforma in una sorta di atto di accusa nei confronti di quel dirimpettaio scomodo di Popovic. «Chi passeggia sul nostro lungomare vede svettare in cielo le palme americane e se sogna Miami vi si immedesima, così come succede a Mini Mundus. La sera trova il cammino illuminato da tanti colori, sul selciato e sui lampioni, se passa per caso o interviene volutamente a una delle numerose feste organizzate dal sindaco al vecchio magazzino del sale mangia e beve gratis. In entrata a Capodistria può fermarsi a spendere e divertirsi nei grossi centri commerciali che, ammucchiati, accerchiano la città».

Ed ecco la stoccata finale. Zac. «Ma mi raccomando, il turista non entri poi anche nel centro storico perchè rischia di rimanerne deluso, lasciato com'è all'abbandono. Nonostante l'incuria, tuttavia, il centro storico continua a conservare il suo fascino con il Duomo, la Loggia, il Plazzo pretorio...» Un piccolo spot pubblicitario ci voleva.

Aurelio Juri non lesina l’inchiostro per spiegare che non è tutto oro quello che luccica. «A Capodistria e dintorni si rischia anche di incappare in tutta una serie di scheletri edili, anche imponenti come il megaedificio che Popovic vuole all'ingresso della città e che dovrebbe ospitare la piscina olimpica, il municipio e la prefettura. Ma è tutto fermo ormai da mesi essendo venuti a mancare i soldi. Nel bilancio c'è un buco di quasi 55 milioni di euro. Dei grossi investitori di cui parla Popovic non se ne sa nulla. La crisi e il malgoverno hanno messo dimora anche nella "splendente Capodistria"».

Solo su un tema Juri e Popovic sembrano disposti ad andare a braccetto ed è sul no al rigassificatore di Zaule e a quello che la tedesca Tge vorrebbe realizzare «qui da noi in porto. I nostri e vostri esperti hanno detto che i rischi sovrastano di molto ogni utile pubblico. Ciononostante pare che i due progetti in questione continuino la loro strada. Ecco caro Cosolini, mettiamoci d'impegno e facciamo fronte comune per evitarli. Credo che ci si possa riuscire allargando gli orizzonti di cooperazione per avviare un discorso più ampio di gestione del territorio di nostra competenza. Ma il discorso può essere esteso a una miglior portualità, a una più funzionale viabilità interurbana per salvare e far prosperare la pesca, potenziare il turismo, salvaguardare l'ambiente. Cerchi di convincere Popovic, quando vi incontrerete». E ancora con tante scuse.

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