Kristaq Stratti, memorie di un albanese di Trieste

Perseguitato dal dittatore cominista Hoxha,notaio e sindaco di Valona, visse qui con la moglie Xanthippe. La nipote, docente in città, ripresenta la sua tesi di laurea del ’28
Di Silvio Maranzana
Lasorte Trieste 01 11 03 - Per Archivio - Palazzo Ass. Generali Caffè degli Specchi - Piazza Unità
Lasorte Trieste 01 11 03 - Per Archivio - Palazzo Ass. Generali Caffè degli Specchi - Piazza Unità

Il profondo legame che unisce Trieste all’Albania torna a farsi evidente con la riedizione dopo oltre ottant’anni di oblìo del volume “La rappresentanza politica in Albania. Dall’antichità al 1928”. Si tratta della tesi di laurea di Kristaq Stratti, negli anni Trenta notaio e sindaco di Valona, ma vissuto anche a Trieste. La riedizione del libro è stata curata dalla nipote di Stratti, Ingrid, docente triestina di “Politiche migratorie e di genere” ed è edito dal Centro internazionale per le ricerche e gli studi internazionali (Cirsi) in collaborazione con Ccai.

Il cognome Stratti rimanda a una delle più illustri famiglie greco-albanesi, un ramo della quale si insediò a Trieste già all’inizio dell’Ottocento costruendo uno dei più famosi edifici triestini: palazzo Stratti di piazza Unità, che ospita il Caffé degli Specchi, che divenne però quasi subito proprietà delle Assicurazioni Generali. Nel 1913 Trieste ospitò il Congresso degli albanesi nel corso del quale si discusse della neonata nazione albanese. Proprio l’anno scorso Tirana ha festeggiato i cent’anni di indipendenza dall’Impero ottomano, ottenuta appunto nel 1912, ma quasi contemporaneamente ha festeggiato il proprio centesimo compleanno la più vecchia albanese di Trieste, Elena Stefa, originaria di Berat. Secondo l’ultimo censimento, gli albanesi ufficialmente residenti a Trieste sono oggi 902, ma se ad essi si aggiungono i 979 kosovari, per molti versi affini, si forma un gruppo etnico straniero di 1.881 persone, quantitativamente inferiore soltanto ai serbi che in città sono 5.624 e ai romeni che sono 2.435. Figlio di un ricco commerciante albanese era anche il famoso attore triestino di teatro Alessandro Moissi che recitò soprattutto in Austria e in Germania. Tornando a “La rappresentanza politica in Albania”, la tesi venne discussa alla Facoltà di Giurisprudenza della Regia università di Torino, il 23 novembre 1928, e rappresentò all’epoca un tema particolarmente scottante nell’Italia fascista. Kristaq Stratti era nato a Valona il 25 dicembre 1904 e prima di laurearsi a Torino aveva frequentato il liceo ad Asti. Successivamente assieme alla moglie Xanthippe abitò a Trieste e poi si impiegò in prestigiosi studi legali a Torino e a Roma. Contemporaneamente coltivò la passione per il calcio: fece l’arbitro e si iscrisse a uno Juventus club. Tornò in Albania all’inizio degli Anni Trenta per fare il notaio e per alcuni anni fu sindaco di Valona.

«Fu tra i primi a porre la questione morale nella vita politica albanese, indissolubilmente legata all’importanza dell’istruzione per favorire lo sviluppo e la democrazia nel Paese». Promosse alcune opere pubbliche tra cui la costruzione dell’acquedotto e fu anche fondatore e presidente del club sportivo Flamurtari.

Le tragedie per lui però incominciano il 16 maggio 1947, quando viene arrestato su ordine del dittatore comunista Enver Hoxha che perseguita non solo gli oppositori politici, ma anche gli intellettuali che avevano studiato all’estero. Viene torturato e dopo un processo-farsa condannato a 15 anni di lavori forzati, i suoi beni sono confiscati e la famiglia è mandata al confino. Trascorre lunghi mesi nelle famigerate “celle Koci Xoxe” che misuravano un metro e venti per novanta centimetri e poi costretto ai lavori forzati nel tristemente noto campo di Burrel e in altri campi. Rilasciato nel 1954 raggiunge la famiglia al confino e anziché riprendere l’attività professionale è costretto a lavori di bassa manovalanza nei cantieri edili schernito dai politici locali. Muore a 65 anni sognando un’Albania libera dalla dittatura che è ancora lontana da venire.

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