La battaglia finale sul piano regolatore

Dopo uno dei lavori preparatori più impegnativi degli ultimi anni, il nuovo piano regolatore di Trieste si accinge ad approdare in Consiglio comunale. È fissata per le nove di domattina la riunione della sesta commissione che dovrebbe concludere l’istruttoria, iniziata in settembre e proseguita per 25 sedute, con cui i consiglieri hanno discusso il testo e preso in analisi circa un migliaio di osservazioni e controdeduzioni. Ora l’approfondimento è concluso, sta per aprirsi la grande discussione in aula: comunque vada, l’impatto che avrà sul volto della città sarà rilevante.
Ieri mattina una riunione dei capigruppo ha fissato per venerdì 13 novembre alle tredici il limite ultimo per la presentazione degli emendamenti dimostrando così di non coltivare superstizioni. Maggioranza e opposizione, com’è inevitabile, guardano con spiriti differenti all’inizio del dibattito. Cominciamo dai pentastellati. Spiega il consigliere M5S Stefano Patuanelli: «Abbiamo votato “no” al piano già in fase di adozione. Poi i movimenti ambientalisti hanno presentato osservazioni volte a limitare il consumo del suolo: hanno ricevuto parere contrario. Noi cercheremo invece di farle approvare, e in quel caso diremo “sì” al piano. Purtroppo così non sarà e non ci resterà che opporci». Più sfumata la posizione del centrodestra che si concentrerà più sui singoli interventi rispetto al piano nel suo insieme. Dice il capogruppo di Forza Italia Everest Bertoli: «A essere in questione non è il piano regolatore in sé: andremo a verificare l’uniformità di giudizio di volta in volta». Ad esempio, aggiunge, «nel caso in cui non si dia l’edificabilità a un terreno perché ci sono dei pastini, laddove in altri luoghi si concede il via libera». Lorenzo Giorgi di Forza Italia rimarca: «Verremo incontro alle richieste dei cittadini laddove sono sensate. C’è chi ci chiede di rendere edificabili boschi di pregio in zona carsica, a Gretta o Roiano alta, e in quei casi diremo no. Ma ci sono anche esigenze fondate». Giorgi punta il dito contro alcuni episodi: «Ci sono cadute di stile, come un consigliere della maggioranza che chiede di rendere edificabile il suo giardino o l’assessore Edi Kraus che vuole declassare la sua abitazione da villa di pregio a villa normale. Richieste tutte approvate: sicuramente è un caso, ma è meglio approfondire». Afferma Paolo Rovis di Trieste popolare: «Ci concentreremo su due linee guida: interverremo su alcune situazioni che penalizzano piccoli proprietari, magari togliendo l’edificabilità su zone dove già c’era. Vigileremo su aree come quella del Burlo, dove non vorremmo si andasse a snaturare il tessuto urbano. Porgeremo la mano alla maggioranza, sperando che non ce la mordano».
Passiamo alla maggioranza. Così Marino Sossi di Sel: «Ci accerteremo che le osservazioni e le controdeduzioni al piano siano coerenti con le linee guida che abbiamo approvato. Abbiamo dei consulenti tecnici e architettonici e in caso faremo degli emendamenti. In una città con 10mila appartamenti vuoti bisogna puntare sulle attività produttive piuttosto che sulle abitazioni». Analoga posizione di Cesare Cetin di Trieste adesso: «Verificheremo le controdeduzioni degli uffici e, nel caso in cui ce ne siano di non condivisibili, le modificheremo. In linea di massima però, difenderemo il lavoro degli uffici». Per concludere, il primo partito. Il consigliere del Pd Mario Ravalicco è il presidente della sesta commissione: «Abbiamo lavorato a lungo per arrivare fino a qui, e ci accingiamo a licenziare un buon piano. Per la prima volta si punta al contenimento del consumo del suolo, si incentiva la riqualificazione dell’esistente rispetto alle nuove costruzioni, si pone nuova attenzione alla salvaguardia idrogeologica del territorio. Se l’opposizione avrà un atteggiamento costruttivo siamo pronti a discutere con loro».
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